venerdì 16 novembre 2012

Zen Pencils

Dopo il capolavoro "Figure in actions", ci avventuriamo in un altro stile di web-comics. Questa volta voglio parlarvi di "Zen Pencils".
L'autore crea una vignetta ogni martedì e l'argomento di ognuna di essa è cercare di dare qualche insegnamento di vita tramite la citazione celebre di un dato personaggio o di un dato scrittore. Quello che viene a risultare però non è un banale elenco di citazioni che si può trovare in qualsiasi pagina di Wikiquote ma al contrario un interessante misto fra immagine e frase che fa pensare e riflettere.
Non è raro sentirsi in colpa, leggendo questo tipo di web-comics, pensando che in fondo si stia sbagliando qualcosa nella propria vita. E' un fumetto creato per far pensare e, in poche vignette, ci riesce dannatamente bene.
Lo consiglio vivamente perché spesso può dare quella botta di risoluzione che si sente per iniziare bene la giornata.
Vi propongo un paio di esempi (e sinceramente sticazzi se rompo il layout del blog):



Come potete vedere lo stile di disegno è sempre semplice, ma Gavin Aung Than (questo il nome dell'autore) riesce ad esprimere bene il concetto della citazione. Poche immagini ma che danno risalto a ciò che si vuole dire. Se siete affascinati da questo web-comics seguite questo link: http://zenpencils.com/ e poi per scorrere fra le varie immagini cliccate sul menu' a scomparsa con su scritto "Archives..."
 
Spero di essere riusciti ad interessarvi. Vi lascio con un'ultima vignetta.


giovedì 15 novembre 2012

Figures in Action

La bellezza di internet sta nella scoperta ma la ricerca sulla rete è ardua. Mi spiace quindi notare come alcuni siti non siano conosciuti solamente perché c'è poca gente che li visiti. Non è mio scopo focalizzare l'attenzione di questo blog su tali pagine del web dimenticato, ma mi piacerebbe rendere noto in qualche modo la mia piccola conoscenza sulla grande rete.
Una categoria di siti che più affascina è quella dei cosiddetti web-comics: ovvero fumetti cresciuti e sviluppati su internet. Tendenzialmente i web-comics sono tendenti ad una fumettistica più simile alla striscia americana che al fumetto giapponese o a quello Disneyano. Quindi una serie di quattro immagini in cui il focus umoristico esce fuori nell'ultima vignetta. Ovviamente ci sono le doverose eccezioni come "Romantically Apocalyptic" o "Figures in Action".  E proprio di quest'ultimo web-comics voglio parlare.

L'idea è semplice e geniale. Prendere pessime battute e stereotipi e farli recitare da dei pupazzi. Sembra una cavolata di dimensioni bibliche, ma la cosa rende. Basta una lettura veloce per rendersi conto che basta un niente per innamorarsi delle geste del pupazzo di Batman o del bambolotto di He-man.


Guardate la capacità artistica degli attori in campo. La mimica facciale, i movimenti delle braccia, lo stupore negli occhi di Leech, le braccia sconsolate a terra di He-Man dell'ultima vignetta. Questa è arte!

Ma passiamo ad un altro esempio...
 Sempre geniale! L'atto del movimento. Tutto basato non solo sul movimento delle braccia dei pupazzi, ma anche sulla mimica facciale degli stessi. Notate, per esempio, come lo sguardo di Batman passi da determinato ad ancora una volta perplesso. Arte ripeto! Questo è arte!


Con reinterpreazioni DC comics e Marvel.

Quindi se amate la fumettistica Marvel e DC comics + He-man NON potete fare a meno di questo pazzesco web-comics.
Lo trovate qua: http://figuresinaction.blogspot.dk/

Ok... un'ultima vignetta di questo autore prima di concludere. Pezzo tratto dal film più amato dalle persone uscite dal coma per spegnere il televisore.



Fra studenthuset ed inglese

Studenterhuset! Notate lo stile, la grazia, la gioia di vita,
la vivacità, i colori, l'armonia!
Faccio un piccolo riassunto per coloro che si collegano solo ora a questo blog. Mi chiamo Stefano Martin e per uno strano gioco del destino ora come ora mi trovo a fare un dottorando (PhD per gli universitari) in matematica in una delle prime città del mondo in ordine alfabetico: Aalborg per gli amici, Olborg per i danesi.
Fine riassunto andiamo dritti al sodo: mi sto un po' stancando della vita internazionale di basso livello. 

Diciamocelo: la vita semi-Erasmus è divertente. Fai la tua ricerca, vai alla Studenthouse (per i non addetti ai lavori: un pub che il mercoledì sera è piena solo di studenti internazionali), partecipi a qualche party, sacrifichi un po' del tuo stipendio alla dea birra, esprimi il tuo orgoglio italiano... ma a dirla tutta ha rotto un po' quegli oggetti rotondi che vengono utilizzati per giocare a calcio (in gergo aulico "palle"). 
Questa sera sembrava una sera come una delle tante ma è capitato l'imprevisto, quello che non ti aspetti di leggere in un blog come questo, quello che quando vuoi un colpo di scena in effetti non pensi di sentire e, in effetti, quella di stasera è stata per l'appunto una serata come una delle tante. 
Ore 22.00 ci si trova con un amico e via! Si va alla Studenthouse! Che cosa vuoi di più dalla vita? Un gruppo di gente internazionale che fa festa e ci si diverte in compagnia. Giusto? Giustissimo. E' la norma della Studenthouse. Ma questa sera cosa c'è? Oh! Il raduno della gente di salsa? Ma che figata? Nono, non ho intenzione di ballare ma che cavolo! Ho fatto salsa con mezza della gente che c'è qua l'anno scorso, riuscirò a dialogare con qualcuno. E così è, in effetti! Si parla, si chiacchiera e ci si prepara a spararsi ad un piede con una pistola a piombini.

Il danese che lingua meravigliosa
come alternativa all'inglese!
Facciamo un breve elenco di come vanno ormai tutte le discussioni con persone che conosco (in inglese, ma tradotto in italiano per i non anglofoni e per quella persona che è capitata per sbaglio su questo blog da IGN):
- "Ehy! Come va?"
- "Ma non balli salsa?" / "Ti ho visto ballare! Sei brava!"
- "Ma non sei venuta all'ultimo party?"
- "Eh, ma ero impegnato con il progetto."
E questo è l'80% della discussione che si riesce mediamente a fare con delle persone alla Studenthouse. 
Con le varianti del primo incontro:
- "Ma sei italiano? Vaffanculo!" (Ahahah! Vaffanculo anche a te!)
- "Io sono stato in Italia per tre mesi e amo l'Italia"
- "Ma cosa studi?"
- "Matematica! Ma è difficile" / "Mi piaceva ma poi ho studiato scienza della coltivazione delle Tic Tac"

E a questo punto mi chiedo? Ma è colpa mia? Veramente sono diventato una persona che non sa di che cosa parlare? Mi avvicino ad un mio compatriota e sputo un discorso. E un po' come una persona che con un microfono fa "Ah ah... prova! Uno due tre", mi accorgo che, usando l'altro come tester, non sono io a non funzionare. So parlare umanamente senza sembrare un dannato ripetitivo condannato ad una pena eterna. Ma allora perché la gente sembra non saper parlare? Perché l'unica cosa per cui sono dotate di un apparato vocale sembra per ordinare una birra e stop? Ditemelo! E poi l'illuminazione! Lo strale dal cielo! Il manto di conoscenza che viene giù dal cielo sulle note stonate di "Tu scendi dalle stelle"! La verità che mi cade come un macigno alla Willy E. Coyote!

Uhm... Ok!
Nessuno sa parlare un vero inglese. Tutti quanti i presenti hanno un inglese di medio livello, più alto del Tizio, Caio o Sempronio che vivono da sempre in Italia ma quando lo parlano usano sempre lo stesso vocabolario, in un dialogo moscio, triste e da martellate sull'anagramma di ionico. E' una cosa inconscia, che colpisce anche me (nonostante sia un rinomato poliglotta) e che porta la gente a fare frasi brevi, smorzando alla base un qualsiasi voglia dialogo!
E tutto ciò secondo è brutto! Bruttissimo! Un po' come Polifemo dopo l'operazione al mento. E ti chiedi in fondo anche perché? In fondo all'università senti parlare un inglese un po' più articolato, ma poi ti ricordi che tu sei un dottorando e forse gli altri dottorandi sanno parlare un inglese migliore di quello dello studente master.

E quindi? Quindi niente! Non c'è una conclusione, solo uno spunto di discussione lanciato a quei pochi italiani che magari leggeranno questo blog in un impeto di estati. Continuerò ad andare alla Studenthouse perché in fondo è un posto divertente dove si conosce gente, ma rimane un po' di amarezza. Forse mi conviene rinforzare ancora un po' il mio inglese. E il mio danese. E il mio cinese. Ma vaff... 

PS: http://aauerasmus.blogspot.dk/ <--- E questo chi è? 


venerdì 3 agosto 2012

90 memories

Una lista di 90 cose che c'erano negli anni '90, non tutte necessariamente buone e positive, non tutte necessariamente nostalgiche, non tutte necessariamente ripetute una sola volta, non tutte inserite (perché sicuramente ne avrò dimenticate). Buona listona!
  1. Pog, lo Yo-yo, la corda per saltare, quel coso che si legava ad un piede e si faceva girare col movimento del femore, il monopattino, le micro-machines, le macchinine telecomandate, le piste delle formula uno su rotaia!
  2. Durante i concerti le luci erano solo quelle del palco e degli accendini, non quelle di macchine fotografiche digitali e cellulari che tentano di filmare l'evento.

  3. Le prime diavolerie virtuali: e qua non si parla solo di GameBoy, ma soprattutto di Data-Boy (quell'infrarosso NON ha mai funzionato), il Laser combat (MAI!!! MAAAI!!!), il Tamagotchi  e il Bip-bip (Muori dannato cagnolino! MUORI!!!).
  4. La grande sfida Sega VS Nintendo VS Sony: che oggi c'è Microsoft al posto di Sega ma non è veramente la stessa cosa.
  5. Le partite a calcetto (balilla) nel sottochiesa: che col 9 pari allora bisogna arrivare per forza ad 11 per decidere il vincitore.
  6. Le caramelle prive di alcuna logica che si trovavano nei tabaccai-baretti e che ora non ricordi mai il nome.
  7. Bill Clinton: avrà fatto un bunga bunga con la segretaria ma in fondo lo si perdona perché era un bravo ragazzo al contrario di quel fottutissimo texano.
  8. L'utilizzo del telefono fisso che non era un cordless e che ti costringeva a sfogliare il diario per recuperare il numero di casa per telefonare ai propri compagni di classe.
  9. Il fatto che se qualcuno era in ritardo di mezz'ora veniva sfanculizzato e lasciato per i cavoli propri. Non veniva perdonato perchè avvisava col cellulare dicendo: "Scusa, sono in ritardo ma sto arrivando."
  10. Il televisore che non era piatto, non era digitale, non c'era l'HD parzialmente scremato, faceva uno strano rumore quando muovevi  rapidamente la mano vicino allo schermo.
  11. Le schede telefoniche che ho visto collezionare prima della loro quasi completa scomparsa e si andava nelle cabine telefoniche sperando di trovarne qualcuna abbandonata.
  12. Le monete di mezza Europa che sono scomparse con l'Euro. Erano così belle e varie anche se vero che con la moneta unica è tutto più comodo (e non iniziate a dirmi che si stava meglio perché altrimenti vi lancio le Lire come fecero con Craxi).
  13. L'accordo fra Arafat e Sharon con Bill Clinton che si stringevano le mani... perché per un po' ci speri che la pace in medio oriente sia vicina.
  14. I cartoni animati su Italia1, Raidue, MTV ed Italia Sette Gold: perché dovete sapere che un giorno di pioggia, Andrea e Giuliano incontrarono Licia per caso.
  15. I Gem-boy che sono una diretta conseguenza del punto 14.
  16. La Signora in Giallo (e i morti di Cabot Cove) e Derrik... più la sigla orribile dei film il lunedì sera su RaiUno.
  17. Il Marconi e l'Astra o in generale tutti i cinema del centro che vennero chiusi perché veniva aperto il mega-multisala fuori città e nessuno ci andava più.
  18. La pirateria dei film che si faceva con due registratori con cui si registrava su una seconda cassetta il contenuto della prima cassetta.
  19. Le torri gemelle: la silhouette di New York senza di esse non è più la stessa.


  20. Il suonare il campanello perché uno squillo col cellulare non si poteva fare perché i telefonini ancora non c'erano.
  21. Il touch-pad che era equivalente ai videogiochi smarsi nei bar più tristi ove toccavi lo schermi e potevi giocare a solitario o a trova l'errore.
  22. La mistica pirateria delle cassette in cui registravi le canzoni dalla radio e bestemmiavi in gaelico quando il deejay iniziava a parlare durante la fine della canzone.
  23. MTV che trasmetteva musica, musica e ancora musica.
  24. Il fatto che le informazioni si recuperavano dal televideo e non da internet. E la combinazione di colori del televideo era (è) una delle più accecanti di sempre.
  25. Il periodo in cui c'erano TeleMonteCarlo (TMC) e TMC2 e non La7 e Rete Viva. E su TMC2 c'era il gioco telefonico del Mars.
  26. Solletico e Bim Bum Bam, così per dire due nomi di programmi che si seguivano fino alla noia. Fra parentesi l'angolo del cuoco a Solletico faceva schifo, al contrario di Stellaris.
  27. L'andare in giro per le strade senza le cuffie nelle orecchie. Certo! C'era qualche walk-man ma non era tutta sta cosa e poi erano grossi e scomodi.
  28. Gli 883 che tutti praticamente conoscevano senza alcun motivo particolare e si cantavano a ripetizione tornando da qualche gita scolastica.
  29. I piccoli brividi che erano la grande lettura horror del periodo dai dieci ai quattordici anni.
  30. Il non dover combattere mai contro l'adsl per connettersi ad internet col wi-fi.
  31. La prima connessione ad Internet che sembrava un concerto dubset grazie alle mistiche canzoni proposte dai modem 56k.
  32. Le console da 500 videogiochi (10 ripetuti) che i genitori ti comprano per errore dicendo che è la stessa console che ha comprato tuo zio per tuo cugino. E te ti diverti pure.
  33. La mancia di 5000 lire che sembra una piccola fortuna da tenere da conto.
  34. La calcolatrice ad energia solare che devi puntare verso il sole per poter avere quel pizzico di energia per vedere le cifre. Poi si metteva il dito sui numeri per giocare con la pellicola che forma i colori dell'arcobaleno.
  35. Il soffiare dentro alle cartucce del Nintendo 64 / Super Nintendo per far funzionare magicamente quasi ogni gioco.
  36. Il primo periodo su Internet, senza Youtube, senza Imageshack, senza Facebook, senza Google, senza i meme, senza MegaUpload, senza Torrent (ma c'era Emule).
  37. I floppy-disk, che contenevano grandiosi programmi in ventiquattro floppy e che facevano un fantastico rumore se facevi scioccare la parte metallica.
  38. I bar stracolmi di fumo che entravi e vagavi nella nebbia per ore e ore perdendoti fra i tavolini e gli altri avventori del locale.
  39. I negozi di videogiochi e di musica che sono stati tutti chiusi a favore dell'iper-mega negozio che vende di tutto (Fnac) e per i soliti centri-commerciali fuori città.
  40. Le barzellette del Cucciolone, che ci sono ancora oggi, ma all'epoca avevano disegni migliori e battute più squallide (Un istrice si taglia i capelli e incontro un amico papero. Questo lo guarda e gli dice: "Ti preferivo riccio!").
  41. Le sorprese dell'Ovetto Kinder che comprendevano collezioni di tartarughine, ippopotamini, fantasmini fosforescenti, coccodrillini, ecc... niente SuperEroi Marvel o Cartoon Network.
  42. Il fatto che ti perdevi per le città perché quell'idiota ti aveva dato l'indicazione sbagliata e non perché il GPS ti ha indicato di andare in Via Mameli passando attraverso la fontana in contromano.
  43. La Cina che era grande e piena di gente, ma ancora povera e sofferente. Che deve essere salvata dalla mano attenta e saggia dell'Unione Europea.
  44. Che i tablet li avevamo visti ma erano usati in 2001 odissea nello spazio.
  45. Quando potevamo accorciare le date specificando solo le ultime due cifre dell'anno senza dire "duemila". Io sono dell'87, non del millenovecentoottantasette. Maledetto millennium bug!
  46. Il genoma umano doveva essere ancora decodificato.
  47. Le partite di calcio in cui ti vergognavi a tifare Italia perché volevi gridare "Forza Italia!".
  48. I videogiochi e i film vedevano contrapposti Americani VS Russi o Americani VS Tedeschi, non Americani VS Terroristi islamici.
  49. La soddisfazione di sapere che la leva obbligatoria è stata tolta. 
  50. Il vedere gente in motorino con i capelli al vento e non con addosso una visiera o un casco.
  51. L'assistere alla progressione esponenziale di potenza, estate dopo estate, del Super Liquidator e il desiderio di poter comprarne uno per annegare senza pietà qualche amico.
  52. Il numero 2000 del Topolino! Grandi traguardi Disney! E questo senza contare la mistica serie Pk! 
  53. I vecchi film disegnati a mano della Disney e il fatto che si sapeva tutte le canzoni a memoria. Hakuna Matata!
  54. Le foto si vedevano negli album fotografici più e più volte dopo aver sviluppato con cura una pellicola con al massimo una decina di foto, non venivano dimenticate in una cartella sul computer in un ammasso di oltre mezzo migliaio di foto digitali.


  55. La telecamera era una cosa separata dalla macchina fotografica o dal cellulare ed incorporava delle cassettine difficilissime da vedere tramite lo schermo del televisore.
  56. La cosa più noiosa che potesse capitare era che un parente dotato di proiettore ti invitasse a vedere le diapositive della gita di terza elementare del figlio al lago.
  57. La lavagna luminosa per spiegare le lezioni di scienze in maniera iper-professionale grazie ad un attento uso di fogli trasparenti e giochi di luci.
  58. La sveglia, che era appunto un orologio separato dal cellulare o comunque non era digitale... come la radio d'altronde.
  59. Per fare una traduzione o cercare il significato di qualche parola la cosa più semplice era prendere un pesantissimo dizionario o vocabolario e cercare in ordine alfabetico l'opportuno vocabolo.
  60. Android era solo un robot a forma di umano che ci avrebbe ucciso tutti appena avesse acquisito abbastanza autocoscienza.
  61. I politici erano quelli che ci sono ancora ora e già allora ci lamentavamo di loro. Andreotti sembrava immortale anche all'epoca. Grillo era ancora un comico.
  62. C'era "Il fatto di Enzo Biagi" ed educazione civica a scuola.
  63. Cinque Giga di memoria sul computer potevano sembrare una quantità astronomica da riempire.
  64. Il periodo in cui l'operazione più difficile che veniva in mente era sette per otto e che il simbolo della moltiplicazione era una ics e non un puntino.
  65. TVB, TV1KDB, XCHE, :), :-) non erano ancora stati concepiti.
  66. E soprattutto non c'era la gente che invece di ridere normalmente inizia a dire LOL. 
  67. Non c'era l'ansia da sms: l'avrà ricevuto? E se ho sbagliato a mandarlo? E se magari ho scritto qualcosa che non andava? E se ha giudicato offensivo che non ho messo nemmeno uno smile?
  68. Gli anni in cui Schumacher and Hakkinen facevano i grandi duelli con la Formula 1 prima che il tedesco vincesse tutto con la Ferrari dopo che l'altro aveva deciso di ritirarsi.
  69. Gli sci si indossavano con un'attaccatura di ferro e non con la straprofessionale attaccatura sulla punta della scarpa.
  70. Le penne grosse con circa dieci colori diversi, di cui tre utili, tre scarichi e tre mai usati. Il rimanente usato come jolly per le occasioni speciali.


  71. La stilografica con l'inchiostro che macchiava dappertutto ma che si poteva cancellare con la cancellina (da non confondere col bianchetto).
  72. Il periodo degli orologi digitali patacca che trovavi anche nel detersivo e con il cinturino in pura plastica che potevi usare come frustra con un'abilità degna di Indiana Jones.
  73. Per illuminare in giro si usavano le torce o le candele, non si vagava con la potenza illuminatrice dello smartphone.
  74. Non bisognava ricordarsi a fine serata di ricaricare i tre quarti delle tecnologie in possesso.
  75. Il massimo dei movimenti di un videogiocatore consisteva nel muovere il controller a destra e a sinistra nei giochi di guida per avere una sensazione di movimento maggiore, non si era delle scimmie in preda al Wii-mote o al Kinect.
  76. Quando si andava ad una festa la cosa rimaneva nella festa, non si correva il rischio di essere sputtanato su Facebook grazie ai mistici poteri del tag.
  77. Il kebab non aveva ancora invaso ogni angolo cittadino iniziando a diventare un classico cibo veneto insieme alla polenta e al risotto.
  78. Il primo movimento di saluto era un cenno con la mano e un sorriso, non il progressivo movimento di una mano verso uno dei due auricolari dell'ipod per rendere disponibile il proprio condotto auditivo. E se poi sei proprio interessante magari tolgo anche il secondo auricolare.
  79. Non conoscevi nessuno che ti diceva che la cosa importante di un libro era il rumore delle pagine, il colore delle lettere, l'odore della carta e non il contenuto che puoi leggere anche tramite un e-reader. 
  80. Babbo Natale, Santa Lucia, la Befana e altri esseri soprannaturali che portavano doni. 
  81. Nei programmi Windows c'era spesso una graffetta con gli occhi che desideravi uccidere in maniera lenta e dolorosa per i suoi consigli completamente fuori luogo.
  82. Non conoscevi bene soft-air ma le pistole con il tappetto rosso erano comunque un piccolo must.
  83. La scelta era Internet o telefonata. E via di litigi con la propria madre che deve telefonare alla nonna.
  84. Space Invaders: il più grande videogame su cellulare sul più venduto cellulare del mondo Nokia 33.10.
  85. La manovella sulla radio per cercare l'opportuno canale invece del pulsante da cliccare con la ricerca automatica.
  86. Michael Jordan era la star del NBA. E poi ha salvato il mondo con i Looney Tunes.
  87. Si capiva che era Natale principalmente dal fatto che alla televisione erano presenti "Baldo" e "Mamma ho perso l'aereo".
  88. La pallina che componeva il mouse per farlo muovere.

  89. Gli auguri di compleanno si ricevevano o di persona o tramite telefono, non tramite notifica di Facebook.
  90. Non esistevano elenchi su una nostalgia anni '90 e non pensavi di poterti sentirti leggermente nostalgico dai 20 anni in su.
E se questo non vi basta potete trovare qualche immagine simpatica sugli anni '90 in questa mia board Pinterest: http://pinterest.com/mvesim/i-feel-myself-old/


lunedì 30 luglio 2012

Pazzia...

Il terzo risultato cercando la parola "Pazzia!"
*-^_^-*
Pazzia? Pazzia! Già... pazzia!
Parliamo della pazzia, di quell'assurda sensazione del nostro tempo che sembra trovarsi in ogni persona e in ogni dove, di quel sentimento che si impregna nel nosense quotidiano e ci rende la vita dolorosa, di quel controsenso logico che ci porta a gridare perché il mondo fa così schifo, di quel...
NO!

Di quel...
NO!!!

NO?!?
NO! 

Ma perché?!? Io voglio parlare di come è talmente assurdo l'amico su Facebook scrivere: "Vivi la vita al massima perché la vita è corta" mentre fa lo stesso lavoro part-time senza alcuna prospettiva dal lavoro in un'eterna adolescenza fatta di esami mai finiti.
NO!

Ma uffa... almeno fammi parlare di come sia assurdo il bigottismo religioso, l'estremismo ateista per la purezza della ragione, l'assurdità di volere uno stato religioso in Tibet ma non uno sputo di staterello cattolico a Roma, il dolore incessante di vedere le banche inondate di soldi che poi vengono apparentemente continuamente sprecati, la visione...
NO!!! Ho detto di no!

E se parlassi dell'assurda pazzia delle comunicazioni che ci porta a dire di tutto sul computer, sui telefonini, sui tablet, sulle console, via email, tramite piccione viaggiatore e poi ci si ritrova tutto il giorno da soli chiusi in casa a dichiarare che domani si uscirà fuori da questa stanza pronti a spaccare il mondo...
Ma smettila!

E allora di cosa vuoi che ti parli se non posso buttarmi nell'analisi psico-sociale-economica del mondo moderno?
Ma te l'hai mai fatto qualcosa di pazzo? Qualcosa che dichiari veramente assurdo?

Eh?
Si dai! Parla coi tuoi amici... tutti ti diranno che hanno fatto qualcosa di pazzo! Che nelle loro vene schizza sempre un pizzico di insolenza e di ribellione sociale. Hai presente?!? La pazzia? Quel pizzico di baldoria che ti porta a fare quel qualcosa in più che nessuno fa?

Ok! Questa è pazzia!
Non si chiama coraggio quello?
"Coraggio"?!? Quella parola fa troppo anni '90 in cui i personaggi televisivi combattevano col potere dell'amicizia. Nono! Qua si parla di pazzia! Tutti possono essere coraggiosi, ma per essere pazzi devi avere quella scintilla in più. 

E cosa dovrei fare secondo te? Bunjee-jumping? Fare un bagno a mezzanotte? Dichiarare il mio amore ad una sconosciuta? Scrivere una storia d'avventura e coraggio? Combattere a spade laser con qualche amico? Fare una videata no-stop di tutta una serie di film? Prendere e partire per qualche luogo per qualche giorno senza dire niente a nessuno? Iniziare una qualche collezione? Fare un cosplay?
Ma come sei noioso! Queste sono cose che implicano coraggio, curiosità, determinazione, amicizia, voglia di fare, amore, tensione dell'attimo, piacere del gusto, divertimento. Non c'entra niente con la pazzia. La pazzia è andare per la strada con una scarpa in testa cantando "Vecchio scarpone", è fermarsi in mezzo ad una piazza ed iniziare a declamare il capitolo quarto del terzo libro di Harry Potter vestiti da suonatore di cornamusa, è andare dal proprio amico che sta prendendo nota da questo blog per qualche scherzo di laurea e dirgli: "NO! Non farlo!" senza ulteriori spiegazioni, è...

Ed essere leggermente schizofrenico parlando con se stessi sull'argomento pazzia? E' pazzia?
NO!!! QUESTA E' SPARTA!!!

I dunno, lol
E con questa perla di dialogo con me stesso, chiudo lasciandovi con l'assurdità della vostra vita, sperando che vi siete resi conto che la maggior parte della vostra vita è pazzia mentre le vostre pazzie non sono pazzie ma semplicemente cose divertenti. Vivete bene e non accettate le caramelle dagli sconosciuti. Perché prendere un'ascia bipenne per tagliare a metà dei dolciumi di persone mai viste prima non è un buon approccio per iniziare un'amicizia.


mercoledì 25 luglio 2012

GMC chiude


Chiude Giochi per il Mio Computer!
Per gli amici, GMC!

La lettera di commiato 
Nella mitologia forumistica di GamesVillage, il forum di GamesVillage è visto come un mondo a ciotola retto da una possente mano d'argilla. Sul pianeta a scodella camminano gli utenti nella pacifica guerra del dibattito continuo incuranti di chi regge il mondo, al di sotto c'è la grande mano d'argilla che detiene le sorti del pianeta GV. Ogni dito rappresenta una rivista dell'editore Sprea: GMC, PlayStation Magazine (PSM), XBox Rivista Ufficiale (XRU), Nintendo la Rivista Ufficiale (NRU), The Games Machine (TGM). Ogni dito è parte integrante del sistema che regge l'economia portante del forum di GamesVillage.
Ieri, dopo l'amputazione del medio XRU, un'altra di queste dita è stato tranciato dalla divinità che regge il gioco: la Sprea Editori ha deciso di chiudere GMC. Nessun comunicato stampa per ora, solo la fredda lettera di un servizio abbonamenti che rivela che la rivista di videogiochi più venduta in Italia non sarà più disponibile nelle edicole dal numero 196.

Non sono stato partecipe del crollo editoriale di GMC, né ho assistito al tanto decantato crollo di qualità della rivista quando la Sprea editori ha acquisito la società The Future Media Italy, non ho nemmeno seguito le vicende editoriali dai tempi in cui gorman, poi Zave e Ualone, lasciarono la gestione delle rispettive riviste non fidandosi delle scelte manageriali Made of Sprea.
GMC e NRU sono state le due riviste che hanno caratterizzato parte della mia adolescenza: dal 2002 a circa il 2006 sono state a fase alterne i due periodici che mi hanno guidato con fierezza nell'ambiente videoludico, poi qualcosa è cambiato (probabilmente il mio affascinarmi alla rivista Linus, l'inizio dell'università, l'abbagliante conoscenza dell'Internet) e pian piano ho smesso di leggere entrambe le riviste.
Sentire però della notizia della chiusura di GMC ha portato in me a galla due sensazioni: una timida nostalgia e una certa preoccupazione.

La "timida nostalgia" è perché GMC, prima della grande pulizia del 2010, riempiva camera mia in numerosi anfratti. La sua chiusura equivale per me alla chiusura del bar Camelot in centro a Verona, unpub ove prima della legge anti-fumo era dominato da una costante nebbia fuligginosa, in cui le prime volte ci entravi spaventato perché era un po' troppo per te. Un posto in cui la gente che partecipava era qualcosa di più, ma che pian piano ti diventa quasi familiare finché non l'abbandoni perché anche te cresci e cambi. Poi ripassi per la via e scopri di colpo che il locale è stato chiuso senza alcuna possibilità di scampo. Ripensi al passato e improvvisamente rimembri che in quelle pagine avevi letto quella recensione o in quel tavolino avevi ascoltato il tuo amico che aveva appena lasciato la sua ex. Un passaggio di consegne dovute al tempo ma che in qualche modo ti fanno soffrire. Dannazione!

Un'alternativa Sprea
La "certa preoccupazione" viene per il forum GamesVillage: un luogo della rete dotata di una community incredibile, ma che delle cinque dita su cui si regge, pollice e medio (GMC e XRU) sono stati ormai amputati e il mignolo (TGM) regge un altro forum di dimensioni quasi equivalenti (The Games Machine Online). Con sole due dita che reggono GamesVillage, il tutto inizia a scricchiolare rumorosamente sotto ad una mano che non si sa se riuscirà a continuare a reggerne il peso. C'è la via di fuga offerta dai vecchi redattori gorman, Ualone, Zave su www.dailyrando.it, che è un'ottima alternativa dotata ormai di una discreta community e di un sistema a blog non trascurabile, ma bisogna mostrarla all'utenza di GamesVillage se un giorno capitasse il tracollo e sinceramente dubito che sarà una scappatoia mostrata in tempi utili. Da utente di GamesVillage in verità tremo a questa chiusura e dal conto alla rovescia ad orologeria che la Sprea sembra aver posizionato sotto le sue videoludiche testate.


Ma a parte la "timida nostalgia" e la "certa preoccupazione", rimane il dispiacere che un'altra grande testata videoludica lasci il campo editoriale, schiava di scelte commerciali sbagliate ed azzardate da parte di Sprea. In questo momento c'è solo veramente delusione. Spererei in un abbraccio virtuale da parte di gorman, vecchio fondatore di GMC e dell'allora forum GamesRadar (oggi GamesVillage), ma forse è chiedere troppo. Rimane il dispiacere per la scelta di un altro idea!e. Addio GMC!

martedì 24 luglio 2012

Crisi mediatica

Una delle cose che si parla costantemente in questo periodo è la crisi; credo che non ci sia alcuna cena coi parenti, incontro con gli amici, discussione filosofica col parrucchiere o elaborazione metafisica sul futuro dei metafisici che non vada ad incastrarsi nella profonda e rigorosissima discussione dello spread.
E' quasi avvincente vedere come dall'amico economista al pizzaiolo sotto casa, quando parlano di crisi, nella loro maniera, talvolta un po' eccentrica, riescono ad improvvisarsi come esperti e fonti d'informazioni. Nessun termine è troppo difficile, nessuna discussione finanziaria è troppo complessa, nessun dibattito economico-borsistico è troppo alto per il popolo della classe media e giù di statistiche, azioni politiche e discussioni fanta-economiche con un bicchiere di birra in mano.
Finiti il periodo sacro-religioso-calcistico degli Europei 2012, le discussioni quindi si alternano fra mari e monti o Mario Monti. Ma perché ci prende tanto questa crisi?
Sarà che ci sentiamo coinvolti, quasi colpevoli dopo che ci siamo tenuti Berlusconi per una decina di anni?
Sarà che abbiamo tutti quel parente, quello zio, quel conoscente, quel iomedesimostesso che ha perso il lavoro durante la crisi?
Sarà che c'è stato quel taglio di bus, quel balzello economico che non ci aspettavamo, quella tassa che diventa misteriosamente sempre più alta?

Credo che a queste tre domande possiamo rispondere sinceramente con un ingrato "Si! E' per tutti questi motivi!", ma... c'è sempre un ma... non vi piace di sentirvi un po' più analizzatori dell'animo italico? Fermarsi a questi "si!" in fondo è banale. Cioè queste cose ve lo dice anche il tabaccaio sotto casa aggiungendovi anche che si stava meglio quando non si stava peggio, che la mafia al sud si mangia tutto o che bisogna uscire dall'Euro perché la Lira aveva un bel suono se suonata in maniera accurata.
Nono! Proviamo ad andare più in profondo e chiediamoci perché la situazione economica italiana è così seguita senza però farci sentire profondamente protagonisti? Perché continuiamo ad assistere a questa charade politica senza reagire brutalmente come greci e spagnoli?
Certo! Potremmo rispondere che in fondo... in fondo... greci e spagnoli, ora come ora, sono più in crisi di noi, che in fondo il partito di Grillo ha raccolto un bacino di malcontento non da poco, che nonostante tutto con Monti l'Unione Europea ci guarda con occhio migliore.
Eppure credo che, come diceva il buon Gaber, l'italiano sa perfettamente che la politica è solo un grande teatrino: il beautiful politico si posiziona in seconda posizione nell'audience italiana, subito dopo al calcio (che rimane al primo posto come si capisce dalla tiratura elevata della Gazzetta dello Sport).

"Non mi sento italiano" di Giorgio Gaber


Pensate di cercare di spiegare la politica tedesca ad un italiano: vi usciranno nomi come CDU, SPD, Merkel, qualche situazione nazista. Provate a sentire un francese parlare del proprio governo: ci saranno nomi come Sarkozy (ohoh... Carlà Brunì), LePèn, Hollande. 
Ora proviamo a pensare di spiegare la situazione politica italiana: beh... c'è il Popolo delle Libertà, che è il partito di Berlusconi, e rappresenta il partito cattolico degli italiani. E qua giù risate su risate e voi a dirvi: "Ma è vero! Certo c'è il Pierfierdi con l'Unione di Centro, ma nessuno se lo caga! Smettila di ridere! Che poi Berlusconi se n'è andato... anche se ora sta tornando.".
Poi dici c'è il Partito Democratico, che è il nostro centro-sinistra, che unisce radicali e la Bindi che è contro i gay. No... non guardarmi così. E' che è una situazione un po' strana, perché in questo partito c'è un po' di ex-Democrazia Cristiana, un po' di comunisti, un po' di socialisti, un po' di verdi, un po' di radicali e passano il tempo a non combinare granché.
Al nord abbiamo un partito regionalista chiamato Lega Nord, che è xenofobo, ma non troppo. Cioè si! C'è la coi neri, i rumeni, quelli del sud (i terroni), quelli di Roma, quelli che cantano l'inno, i Punkreas (dopo la loro canzone "Polenta & Kebab"). Ma non sono veramente xenofobi. Cioè... a Verona in fondo Tosi ha vinto. Certo ha ripudiato completamente la Lega Nord nelle ultime elezioni ma comunque è di Lega Nord e...  no... proprio no? Ok no!
Se volete esiste persino l'Italia dei Valori e il loro programma è combattere fino alla morte contro Berlusconi. Hanno altro programma? Beh... si. E' anche molto profondo ma è risaputo che Di Pietro ha stappato due bottiglie spumante quando il Silvio ha detto: "Tornerò per salvare l'Italia!". Sono cattivo? Forse avete ragione... è un bel partito! E poi c'è Antonio che è un mostro di retorica.
Infine c'è il movimento a cinque stelle che è un partito populista guidato da un comico. Un comico? Berlusconi? No! Basta menzionare quel tizio ogni dieci parole! No! Si  tratta di Grillo? Un comico che non è entrato in politica ma fa politica per spiegare l'anti-politica con candidati politici. Eh? Non hai capito? E' un partito anti-politico che lotta contro entrambi gli schieramenti e non è di destra nè di sinistra? Chiaro? No? Per niente? No! Quello è Benigni! Ma che cavoli!
Infine (Si! L'ho so! L'ho già detto) ci sono Comunisti, Sinistra Ecologia Libertà, Unione di Centro, Futuro e Libertà, Forza Nuova, La Destra e così via. Ma davvero avreste il coraggio di elencarli tutti?

"Polenta & Kebab" dei Punkreas

Però è questo che dà forza ad un dibattito italiano: si hanno un numero esagerato di protagonisti, un sfacelo di fatti e fatterelli, quisquilie che si incastrano con movimenti internazionali, caotiche situazione che s'impregnano con lo sfacelo mafioso. E se a questo aggiungiamo le frodi calcistiche, gli scandali sessuali della nipote di Mubarak, i corvi del Vaticano, il terremoto in Emilia, la casa di Montecarlo, la P3, i rapporti fra Mafia e Stato e via di miliardi di altri scoop giornalistici, si può intuire che l'italiano non può che rimanere allibito da una tale concentrazione di informazioni e di fatti.
E cosa può fare allora? Poiché in fondo sono fatti politici, non propri, da italiano medio menefreghista ne fa l'unica cosa possibile, ne chiacchiera e ne parla più che mai. Ci può essere quello sprazzo di movimento politico alla Movimento Cinque Stelle ma per lo più, si è spettatori allibiti coscienti che in fondo la crisi italiana è solo un altro lungo atto della gigantesca tragi-commedia politica all'italiana.
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