mercoledì 12 giugno 2013

In Cina (terza parte)

Guarda nell'angolo! Un antichissimo
Starbucks coffee del XVI secolo!
Per la seconda parte, clicca qua: http://x134.blogspot.dk/2013/06/in-cina-seconda-parte.html


Il turismo in Cina: ovvero dove finire dove c'è veramente tanta tanta tanta tanta tanta e ancora tanta gente

Ed eccoci alla terza parte di descrizione del mio viaggio in Cina.

Il primo maggio in quasi tutte le parti del mondo è la festa internazionale del lavoratore, la Cina, da bravo paese comunista non fa eccezione, e ha dato il via libera ai cittadini cinesi di festeggiare il giorno preferito dai sindacalisti italiani. Purtroppo il primo maggio 2013 cadeva di mercoledì, quindi un giorno solo di vacanza per i cinesi: troppo poco avranno pensato le teste cinesi per una festa così communisticamente importante. Che cosa fare quindi? Semplice. Per gli statali sabato e domenica di quella settimana sono diventati lavorativi, mentre lunedì e martedì si sono trasmutati in festivi. E io, da bravo dottorando a lavoro dentro all'università cinese mi sono ritrovato incastrato in questo gioco di giorni.

L'imponente edificio contenenti le antiche
vestigia dei turisti che incautamente sono
entrati per visitare tutti i negozi
all'interno di esso.
Ho approfittato quindi di questi giorni per diventare uno di quei classici crudeli e malfamati individui che si aggira tutti i giorni nelle nostre amate città italiane: mi sono tramutato in un turista. 
Sprovvisto dai miei amici cinesi, in vacanza in posti lontani, mi sono avventurato da solo per la grande megalopoli cinese.
Prendere la metro non è stato difficile: in precedenza avevo, infatti, comprato con Bao una carta ricaricabile per usare tutti i mezzi di trasporto di Shanghai (metrò, bus, taxi, traghetto). Salgo un po' spaventato, ma il timore è completamente ingiustificato: le indicazioni sono chiarissime, spiegate con un discreto inglese e facili da seguire. Chi ha un minimo di dimestichezza con inglese e metropolitane non avrà mai difficoltà a Shanghai.

I luoghi turistici sono una cosa impressionante; almeno a Shanghai ho avuto continuamente una sensazione di finto fintissimo fasullo (Shuozhou da questo punto di vista è molto meglio). Tutte le costruzioni fatiscenti cinesi sembravano tutte terribilmente nuove tanto che sembrava quasi sentire nell'aria l'odore della plastica da prodotto appena aperto. Tengo a precisare che non tutto è brutalmente falso: forse, probabilmente ed ipoteticamente credo di aver visitato un tempio abbastanza antico. Non ne sono proprio sicuro però.

E questo, cari lettori, è un cavallo fatto col caramello
fondente! 
Tali luoghi, inoltre, sono fatte apposta per due tipi di umanoidi:
  • il turista occidentale: quindi negozi con paccottiglia a prezzo astronomico da contrattare fino allo sfinimento (immancabilmente tuo), McDonald, KFC e Starbucks, ristoranti con menù inglese non di qualità con prezzi assurdi. Niente H&M o altri negozi di moda occidentale che si trovano immancabilmente in tutti gli altri centri commerciali.

  • il turista cinese: a cui vengono forniti un numero impressionante di negozietti a 5-10 Yuan e tantissime bancarelle per spuntini veloci (con cibo troppo cinese per essere ordinato spontaneamente da un occidentale).
Presso ogni divinità c'era qualche persona
che si fermava per fare qualche preghiera.
Questo miscuglio di negozi e false strutture architettoniche porta la gente a frotte. Talmente tanti turisti che per farsi spazio fra la gente in tali luoghi bisogna far rivivere gli antichi insegnamenti marziali sopiti nel proprio spirito ancestrale.

Questo è il mausoleo di Nanjing che mi sono
trovato a visitare. Più spettacolare da fuori
che da dentro. E si! Sto postando tante foto
con lo scopo crudele di rovinare la
formattazione di questo blog.
Al contrario di quanto si dice, non ho visto tantissimi falsi, ma è anche vero che 1) non sono andato a cercarli, 2) probabilmente le Converse che ho comprato (tra l'altro comodissime) probabilmente sono false, quindi non fidatemi del mio più che sindacabilissimo giudizio, 3) l'anno scorso hanno cercato di rifilarmi a 50€ (poi contratte a 30€) una scacchiera cinese dal valore di 5€ (no, non sono stato così ingenuo a comprarla alla fin fine). Fate attenzione alla contrattazione! Io l'ho sempre evitata a prescindere conoscendo quanto sono ingenuo con questo genere di cose.

Un Buddha guerriero. Almeno credo... O_o...
Quelle alle pareti sono tanti piccoli
deliziosi Buddhini. 
Nei miei giri turistici sono anche finito in qualche tempio che presumo di tipo Buddhista. Ovviamente, in caso di errore, concedo qualsiasi esperto religioso-orientale cinese a picchiare il Dio del commercio protettrice delle città in mia vece. Da persona educata a visitare quasi tutte le chiese del vecchio continente, non mi sono tirato indietro. Ho visitato due tempi buddhisti e due mausolei (questi ultimi a Nanjing) rimanendo meravigliato di quante divinità sono adorate e di quanti momenti di storia il nostro mondo occidentale non è a conoscenza. Uno dei tempi buddhisti era dotato di una bella pagoda: ogni piano era dedicato ad un differente Buddha. Ho trovato curioso che molte delle monete offerte erano incastrate all'interno delle piccole manine dei numerosissimi Buddhini che rivestivano le pareti della pagoda.



Parchi parcosi parchetti: ovvero "Aria! Aria! Ho bisogno di aria!"

Oh! Il piccolo laghetto all'interno del parco.
Questo è stato il momento in cui mi sono accorto di essermi
perso e di dover raggiungere i grattacieli sullo sfondo.
Una delle cose più fastidiose di Shanghai è l'inquinamento: numerose le persone andare in giro munita di mascherina di fronte alla bocca. E' quindi automatico spesso voler andare a riposarsi nei parchi a respirare un po' di aria pura (di verde a Shanghai ce n'è, basta saperlo trovare).
Io ho fatto il grave errore di andarci il primo di maggio, dopo due giorni di turismo. Ora. Immaginatevi un momento come sono i parchi in Italia il primo di maggio di solito (no, non quest'anno): bambini dappertutto, famiglie che gironzolano sfruttando i primi raggi di sole semi-estivo, coppiette da clima primaverile, ragazzi che giocano a pallone, a carte o che prendono il sole. Ecco! Tanta gente giusto? Tanto che non si trova posto? Moltiplicate tranquillamente la cosa per dieci e avrete il numero di gente che c'era nel parco dove volevo rilassarmi.
Ecco! Se volete acquistare la più costosa Coca-Cola
di Shanghai basta che andiate in direzione della Pearl Tower.

AAAH!!! Tantissima gente! Si riusciva a camminare solamente perché il parco era di notevoli dimensioni, ma per sedermi in un posto decente ho dovuto vagare all'interno di esso per una buona ora. Girovagando fra le viette del parco e sentendo diverse musiche di tipo tradizionale cinese (spesso accompagnate da una specie di violino-mandolino), ho notato che uno degli sport più amati dai cinesi, subito dopo il ping-pong, è il badminton. Non avete presente? Quello giocato da Lady Cocca nel cartone animato di Robin Hood della Disney. Gli piace tantissimo ai cinesi. 

Tutte quelle pertiche sono per asciugare
gli abiti all'aperto nella "pulitissima" aria
Se però pensate che questo sia un clima idilliaco, credo che purtroppo dobbiate un po' rimangiarvi il pensiero. Dando un'occhiata alle mamme che accudivano i bambini che giocavano coll'aquilone o con l'ipad, ai vecchi che tenevano d'occhio le partite di scacchi cinesi o ai ragazzi che stavano con la ragazza sotto ad un parasole (bianco è sexy, abbronzato non tanto), non ho notato quel sorriso che, invece, si vede solitamente nei parchi italiani. Un italiano tende a staccare la mente quando va a rilassarsi (o almeno io faccio così), i cinesi mi hanno fatto l'impressione di continuare a pensare ai loro problemi. Non riescono mai completamente a stare distante con la testa dal mondo del lavoro.
Ho vista poca felicità e, parlandone in giro, ho avuto conferma di questo malessere sociale da più cinesi. Per citare le cose che ho sentito dare più fastidio ai cinesi: la forte corruzione dovuta al mancato rinnovo elettorale, i debiti per poter acquistare la prima casa, i genitori a carico dei figli unici e la forte concorrenza in tutti gli ambiti lavorativi. Se riuscite a diventare amico di qualche cinese non siate meravigliati di sentire parlare di questo: tutto il mondo è paese in fondo e la Cina non si discosta moltissimo dalle problematiche che tutti gli italiani colpiti dalla crisi conoscono già benissimo.
D'altronde è anche vero che un occidentale in Cina sarà sempre trattato con parecchio rispetto e, se decide di vivere ai margini della società cinese, potrebbe non notare spesso questo disagio sociale.




martedì 4 giugno 2013

In Cina (seconda parte)

Per la prima parte, clicca qua: http://x134.blogspot.dk/2013/06/in-cina-prima-parte.html

Questo è pesce alle braci in acqua bollente ricolma
di peperoncino estremamente piccante.
Un piatto estremamente squisito.
Il cibo cinese: ovvero voglio mangiare fino a scoppiare ma con cortesia

Ed eccoci qua con la seconda parte della mia esperienza in terra cinese. Visto che nell'ultimo paragrafo ho accennato di cibo direi ch'è un peccato non continuare su questo filo del discorso.
Ecco lì il ristorantino cinese ove sono andato più volte.
Le vie cinese sono praticamente stracolmi di questo
 tipo di negozi ove potete mangiare dal cinese tradizionale
 ai noodles, dal cibo coreano a quello giapponese.
Come in Italia, il momento del pranzo o della cena, è fondamentale per un cinese, ma, al contrario del nostro italico e (attualmente non) soleggiato paese il costo della vita è bassissimo. Quindi il numero delle portate che si trova su di un tavolo di quattro persona si aggira sempre sulla decina abbondante.
Dimenticate ora, per favore, i cibi che mangiate al sushi-woke o ai ristoranti cinesi europei: le vivande cinesi sono di tutt'altro livello qualitativo (in positivo) e vanno dal riso ai noodles, dagli involtini ai ravioli cinesi, dal pesce alla brace alle verdure saltate. Cose che quando sono tornato nella mensa danese del mio dipartimento quasi mi mettevo a prendere a piangere per lo sconforto (Perché cucinate così da schifo in Danimarca?!? Perché?).

Se siete in terra cinese quindi non siate timidi con il mangiare e provate tutto quello che potete, cambiando  il ristorantino ove mangiate senza fossilizzarvi con quelli che offrono menù in inglese (a mio parere più cari e di bassa qualità). Sapere il cinese in questo caso è molto utile, ma io sono andato benissimo anche senza.
Grazie alla mia grande abilità gestatoria e ad un menù con diverse immagini (sono molto comuni questi tipi di menù) sono quasi sempre riuscito a farmi comprendere. Solo ad un pranzo ho dovuto chiamare a me i potenti poteri mistici di Google Translate.

Ed ecco qua la lettera di cui a lato. Notate
come scrivo bene il cinese. Gli anni di disegni astratti
sui diari del liceo sono serviti a qualcosa.
Consiglio sempre di essere cortesi con i camerieri, l'uso quindi di due semplici parole come "Xiexie" (Grazie) e "Bukeqi" (Prego) possono rendere veramente più amichevole l'ambiente in cui si sta mangiando.
Nel mio periodo di tre mesi, mi sono trovato molto bene in un ristorantino di cibo musulmano-cinese (nord est della Cina): cibo buono e prezzi bassi. Grazie al fatto che mi sono fatto vedere spesso e che sono sempre stato cortese, era nato quasi un rapporto d'amicizia col proprietario del posto. Quando me ne sono dovuto tornare in terra vichinga, mi sono fatto dettare un biglietto in cinese dalla mia ragazza per ringraziarlo dell'ottimo servizio ricevuto. Volevo anche dargli una mancia di 100 Yuan, ma ha rifiutato preferendo darmi un abbraccio e offrendomi la cena.

Ultimo consiglio sul cibo: se fate la spesa evitate i noodles rapidi. Talvolta sono buoni, ma sono un terno al lotto. Rischiate crampi allo stomaco parecchi forti se fate la scelta sbagliata a base di noodles iper-piccanti. Fate attenzione, parlo per esperienza personale.

Il campus cinese: ovvero come vivere in una mini-città

L'entrata della East China Normal University.
Notate la possenza e l'eleganza del maestoso ingresso.
Il campus cinese: ovvero il posto ove gli studenti studiano, dormono, mangiano, fanno sport e vivono. Letteralmente uno studente universitario dentro al campus della East China Normal University non avrebbe bisogno di uscire dalle porte dell'univerisità per poter sopravvivere: dentro di esse sussiste una piccola città. Diversi edifici adibiti alle lezioni universitarie, numerosi dormitori e convitti, parecchi ristoranti e negozi, qualche impianto sportivo, un ambulatorio, una piccola stazione di polizia, una banca, una piscina (funzionante solo d'estate), un paio di posti ove sono accumulati i pacchi di posta all'aperto.
L'importanza di dare numerosi servizi è cosa dovuta in quanto, fra "triennale" (che dura 4 anni), "magistrale" (3 anni) ed eventuale dottorato (3 o 4 anni), numerosi studenti dovranno convivere per lungo tempo.

La statua di Mao che aspetta l'autobus.
I dormitori sono divisi in relazione del sesso (no, non molto da una parte e poco dall'altra), della provenienza (da una parte i cinesi, da un'altra gli studenti internazionale) e  dal livello di studio (docenti da una parte, studenti da un'altra). Non ho avuto modo di visitare lo studentato degli internazionali che immagino sia di tutt'altro livello rispetto a quello dei cinese, però sono entrato in quest'ultimo.
Le stanze degli studenti cinesi non sono grandissime. Il mio amico cinese Bao divideva la camera con altre quattro persone e, per l'appunto, la stanza era costituita da quattro letti a castello. Il letto di sopra per dormire e la parte sotto, priva di letto ed adibita a scrivania / barra / armadio.
Col fatto che tali convitti sono inoltre privi di cucina, la maggior parte dei cinesi incontrati non sapevano cucinare, preferendo andare ad uno degli economici, ma buoni ristoranti del campus (o nelle vicinanze di esso).

Bello il fatto che lo stare nel campus sia stato l'equivalente di rimanere all'interno di uno dei polmoni verdi di Shanghai: un gran numero di piante e un fiume di ampia grandezza mi hanno permesso di prendere fiato dall'inquinatissima città asiatica. Ho trovato gradevole persino entrare nell'università con la marcetta semi-militare cantata a squarciagola da una ragazzina (Yi! Ar! San! Si! Wu! Liu! ... ) per accompagnare gli esercizi ginnici della mattina (mai capito dove li facevano).

Il mio appartamento. Notate il televisore con il tubo
catodico più grande del mondo!
Me essere italiano: ovvero la miniguida delle cose che ci sono e che non ci sono

Come italiano, nel mio appartamento ho notato alcune mancanze. Tralasciamo la mancanza del bidet che, vabbè, ci si fa l'abitudine se si va a vivere all'estero.
Un italiano noterà immediatamente l'assenza del riscaldamento e del forno. Si... avete letto bene. A meno che non prendiate una stufetta elettrica o attaccate l'aria condizionata verso il caldo, d'inverno rischiate l'assideramento polare. Fate attenzione quindi di non arrivare privi di qualcosa con cui scaldarvi. Per il forno, mi spiace... ma è così! Niente forno! Quindi niente panini fatti in casa, niente pasticcio della nonna, niente torte di mele alla Nonna Papera. Ovviamente potete sempre rivolgervi al buon forno a microonde.

Ci sono diversi bar dovete potete bere
ottimi caffè in Cina. Ma non avendo portato
la mocca, l'unica alternativa faidatè per il caffè
è stato il caro vecchio Nescafè.
Fate attenzione anche alle prese della corrente: ce
ne sono di due tipi. Una ha la forma molto simile a quella tedesca (e funziona anche bene con le spine tedesche), ma l'altra presa ha una struttura tutta sua. Comunque il trasformatore costa niente.

Il televisione funziona con il decoder e potrete vedere numerosissimi programmi in lingua cinese. C'è qualche canale in inglese, ma non aspettatevi grandi cose: sono fatti per istruire la gente a parlare l'idioma della regina madre, quindi con programmi quali "Turisti in Australia" o "Come trovare oggetti d'antiquariato all'interno della Cina". Canali come CNN o BCC non ci sono (e dubito ci saranno mai).
Se sperate, inoltre, di trovare una console da salotto da attaccare al televisore avete sbagliato paese. Le console sono bloccate in Cina (forse il Nintendo DS e la PSP sono però disponibili) con tutto lo sconforto che un giocatore internazionale può avere (Non sanno cos'è una Playstation o una XBox!!!).

Da bravo italiano poi ho cercato di farmi da cucinare italiano e in qualche modo me la sono cavata: l'olio d'oliva si trova praticamente dappertutto, idem la pasta. Qualche difficoltà a trovare il condimento "erbe italiane" contenente rosmarino, origano e prezzemolo tutti in uno. Grande avventura la ricerca del Parmigiano e di una salsa di pomodoro che non fosse ketchup: grazie Carrefour!

Continua qua: http://x134.blogspot.dk/2013/06/in-cina-terza-parte.html




domenica 2 giugno 2013

In Cina (prima parte)

Riassunto delle puntate precedenti
Le magliette fighe che si trovano
all'H&M di Shanghai
L'autore di questo blog sta vivendo spinto dalle correnti del destino. Dopo essersi laureato in matematica, l'autore inizia un dottorato nella punta della Danimarca in una delle prime città del mondo in ordine alfabetico: Aalborg. Non contento, il sottoscritto, seguendo le istruzioni del PhD, finisce per tre mesi (un po' meno in verità) dall'altra parte del mondo. Più precisamente a Shanghai, Cina.
Questo articolo vuole parlare proprio di com'è stata quest'esperienza all'estero.
Non vi nego che vorrei seguire una storia che ha un capo e una coda, quattro gambe, un collo e due occhi, ma la cosa sarebbe noiosa per voi, tediante per me e leggermente fuori luogo per il lettore occasionale ("Ciao lettore occasionale! In alto le mani!"). Quindi inzupperò questa pagina di blog con curiosità e sottigliezze inutili e fuori luogo, con sotto titoli ad effetto per attirarvi alla lettura. Ultima cosa: questo articolo è solo un'esperienza personale, non basata su statistiche e quindi piena di errori, luoghi comuni e stereotipi che possono generare odio, raccapriccio e desiderio di insegnare all'autore come volare senza paracadute. Dulcis in fundus: ho diviso questo articolo in più parti. 

L'inglese in Cina: ovvero perché chi trova un cinese che parla in inglese, trova un tesoro

Per la gioia di vecchi e bambini i cartelli delle vie
sono scritti anche nella lingua di Albione.
Se prendete la metro inoltre una voce suadente e sensuale
vi dirà la fermata in inglese idioma.
Pure sul bus le fermate appaiono scritte in anglosassone.
Partiamo da ulteriori premesse: non so una ceppa di cinese, ho un discreto inglese, posso essere logorroico in italiano. Inutile quindi dirvi che per tutti i tre mesi sono stato seguito e aiutato da un ragazzo cinese venticinquenne. E' nata una buona amicizia con questo ragazzo che spero potrà proseguire in qualche modo nei prossimi anni. 

Nasce da qua un mio non rapido consiglio che ripeterò più e più volte: se andate in Cina per un periodo medio-lungo fate amicizia con qualche cinese che sappia un buon inglese. Non fidatevi dei vostri amici cinesi/italiani/australiani che vi dicono: "Shanghai è cosmopolita. Tantissimi sanno parlare in inglese!!!!1!111!!!". Purtroppo in molte cose la Cina è la versione in grande e più problematica dell'Italia. Per esempio nel parlare l'inglese noi italioti ci possiamo riflettere abbastanza: tutti bene o male dicono di saperlo, ma quando poi chiedi alla cameriera "Where is the toilet?", la risposta è qualcosa del tipo: "You... vai... destra... mmmh mmh (movimento della mano per far capire)". Lo stesso è in Cina, ma un po' peggio. Avere un amico che lo sappia parlare è cosa buona e giusta, vostro dovere e fonte di salvezza. 
Per farvi un esempio il primo mese sono dovuto andare all'ospedale: senza il mio amico cinese, mai e poi mai, sarei riuscito ad avere una visita dal dottore e forse ora non sarei qua a rompervi le meringhe.
Nelle università non dovreste avere grossi problemi a trovare qualche cinese che voglia parlare cinese, più difficile trovarne qualcuno che lo sappia parlare bene: non scoraggiatevi e se siete persone che studiano cinese approfittatene per fare uno scambio ambivalente da entrambe le parti ("Io parlo in cinese con te, te parli in inglese con me").

La salute in Cina: ovvero come mi hanno salvato la vita

Visto che si parla di acqua ecco una foto del fiume che passa
all'interno del campus universitario in cui mi trovavo.
Come avete letto nel paragrafo sono stato male in terra cinese. Fermi, stop! Non lanciate allarmismi!
E' vero, c'è una mezza aviaria in Cina e per questo ho evitato di mangiare polli e anatre negli ultimi due mesi, ma non è stato quello a farmi stare male.

E NO! Non è stata nemmeno l'acqua non propriamente ben filtrata: da bravo bambino istruito dalle regole sanitarie europee ho sempre bevuto acqua in bottiglia e il tè l'ho preparato sempre con acqua bollita ad altissime temperature. E si! Anche l'acqua da bere dell'università è ad alte temperature. Come in Italia abbiamo le fontanelle d'acqua fresca, qua in Cina negli uffici hanno i distributori d'acqua bollenti per il tè (che io ho usato per farci il Nescafè). Quindi non dite che sono stato incauto: non è colpa della Cina. Anzi... a dirla è il contrario. Sono stati loro a curarmi.

La colpa viene originariamente dalla Danimarca: mi sono preso un'influenza, ho iniziato a prendere del paracetamolo per curarmi la febbre e ho esagerato con la quantità. I dottori danesi non capendo cosa fosse mi hanno detto di prendere più paracetamolo col risultato che poi in Cina sono stato anche peggio. Fortunatamente il dottore cinese ha compreso cosa avevo e si sono messi di buona lena nel curarmi.

Il mio libretto sanitario cinese (un po' censurato)
Ma lo sapete che anche i dottori cinesi hanno
una scrittura da gallina?
Parentesi quindi sulla medicina cinese: l'ho trovata molto buona e relativamente a basso prezzo. Con migliaia di pazienti al giorno, mi hanno fatto le analisi del sangue in una mezz'ora di tempo e sono stato visitato in poco tempo. La prassi cinese poi è stata quella di mettermi sotto flebo per un'intera settimana. Una rottura di scatole che però ha funzionato e mi ha fatto stare meglio.
Per ricollegarmi una seconda volta al paragrafo precedente: l'amico cinese è stato fondamentale. Ad eccezione del primario, nessuno nell'ospedale era capace di parlare in inglese. E' d'altronde vero che in tale impianto medico, c'era tutta un'altra area più costosa, probabilmente meglio attrezzata e in inglese che non ho  minimamente esplorato. Consiglio, quindi, proprio per queste emergenze, di avere sempre l'aiuto di un conoscente cinese (L'ho già detto? Pazienza! Repetita iuvant!)

Costo della vita: ovvero sono ricco come Mida

Passare dalla costosissima Danimarca alla Cina è stato praticamente uno shock. Mi sono sentito improvvisamente miliardario: servizi, abiti e cibo sono ad un prezzo ridicolo per un qualsiasi europeo.
Tutti ordino uno, due o tre piatti. I piatti vengono messi
al centro in un porta vivande che può girare su di un
fulcro centrale. Da lì gli avventori possono scegliersi il cibo
con le bacchette.
Alcune cifre per dare l'idea ricordandovi che 8 Yuan = 1 Euro: visita dal medico di cui sopra 15 Yuan, piatto di noodles in brodo+uovo+verdura 11 Yuan, cena abbondante per quattro persone con una decina di portate 210 Yuan, Taxi per tratta breve 20 Yuan, autobus 1 o 2 Yuan, metro 7 Yuan. Le cifre sono basse o bassissime. 

Coloro che vogliono pagare caro comunque possono trovare il pane per i propri denti: beni tecnologici ed oggetti di marca rimangono con i prezzi europei (ad eccezione forse di qualche smartphone economico). Questo non ferma comunque gli abitanti di Shanghai per l'amore delle tecnologie: sono drogati per gli smartphone, iphone in primis. Sono rimasto impressionato dal numero di iphone accesi in contemporanea in metropolitana.
Altra cosa ad altissimo prezzo (ma tanto quanto gli standard milanesi) sono il costo delle case e degli appartamenti a Shanghai. Se volete sentire un cinese lamentarsi fino alla nausea, introducete il problema dell'acquisto di un'abitazione: gli shanghanesi potrebbero parlarvi ore di questo.

Ovviamente per i cinesi non è tutto rosa e fiori: a costo della vita basso corrisponde stipendio basso con tutti i contro se dovete acquistarvi casa, viaggiare all'estero o farvi una vita agiata.

Continua qua: http://x134.blogspot.dk/2013/06/in-cina-seconda-parte.html







venerdì 16 novembre 2012

Zen Pencils

Dopo il capolavoro "Figure in actions", ci avventuriamo in un altro stile di web-comics. Questa volta voglio parlarvi di "Zen Pencils".
L'autore crea una vignetta ogni martedì e l'argomento di ognuna di essa è cercare di dare qualche insegnamento di vita tramite la citazione celebre di un dato personaggio o di un dato scrittore. Quello che viene a risultare però non è un banale elenco di citazioni che si può trovare in qualsiasi pagina di Wikiquote ma al contrario un interessante misto fra immagine e frase che fa pensare e riflettere.
Non è raro sentirsi in colpa, leggendo questo tipo di web-comics, pensando che in fondo si stia sbagliando qualcosa nella propria vita. E' un fumetto creato per far pensare e, in poche vignette, ci riesce dannatamente bene.
Lo consiglio vivamente perché spesso può dare quella botta di risoluzione che si sente per iniziare bene la giornata.
Vi propongo un paio di esempi (e sinceramente sticazzi se rompo il layout del blog):



Come potete vedere lo stile di disegno è sempre semplice, ma Gavin Aung Than (questo il nome dell'autore) riesce ad esprimere bene il concetto della citazione. Poche immagini ma che danno risalto a ciò che si vuole dire. Se siete affascinati da questo web-comics seguite questo link: http://zenpencils.com/ e poi per scorrere fra le varie immagini cliccate sul menu' a scomparsa con su scritto "Archives..."
 
Spero di essere riusciti ad interessarvi. Vi lascio con un'ultima vignetta.


giovedì 15 novembre 2012

Figures in Action

La bellezza di internet sta nella scoperta ma la ricerca sulla rete è ardua. Mi spiace quindi notare come alcuni siti non siano conosciuti solamente perché c'è poca gente che li visiti. Non è mio scopo focalizzare l'attenzione di questo blog su tali pagine del web dimenticato, ma mi piacerebbe rendere noto in qualche modo la mia piccola conoscenza sulla grande rete.
Una categoria di siti che più affascina è quella dei cosiddetti web-comics: ovvero fumetti cresciuti e sviluppati su internet. Tendenzialmente i web-comics sono tendenti ad una fumettistica più simile alla striscia americana che al fumetto giapponese o a quello Disneyano. Quindi una serie di quattro immagini in cui il focus umoristico esce fuori nell'ultima vignetta. Ovviamente ci sono le doverose eccezioni come "Romantically Apocalyptic" o "Figures in Action".  E proprio di quest'ultimo web-comics voglio parlare.

L'idea è semplice e geniale. Prendere pessime battute e stereotipi e farli recitare da dei pupazzi. Sembra una cavolata di dimensioni bibliche, ma la cosa rende. Basta una lettura veloce per rendersi conto che basta un niente per innamorarsi delle geste del pupazzo di Batman o del bambolotto di He-man.


Guardate la capacità artistica degli attori in campo. La mimica facciale, i movimenti delle braccia, lo stupore negli occhi di Leech, le braccia sconsolate a terra di He-Man dell'ultima vignetta. Questa è arte!

Ma passiamo ad un altro esempio...
 Sempre geniale! L'atto del movimento. Tutto basato non solo sul movimento delle braccia dei pupazzi, ma anche sulla mimica facciale degli stessi. Notate, per esempio, come lo sguardo di Batman passi da determinato ad ancora una volta perplesso. Arte ripeto! Questo è arte!


Con reinterpreazioni DC comics e Marvel.

Quindi se amate la fumettistica Marvel e DC comics + He-man NON potete fare a meno di questo pazzesco web-comics.
Lo trovate qua: http://figuresinaction.blogspot.dk/

Ok... un'ultima vignetta di questo autore prima di concludere. Pezzo tratto dal film più amato dalle persone uscite dal coma per spegnere il televisore.



Fra studenthuset ed inglese

Studenterhuset! Notate lo stile, la grazia, la gioia di vita,
la vivacità, i colori, l'armonia!
Faccio un piccolo riassunto per coloro che si collegano solo ora a questo blog. Mi chiamo Stefano Martin e per uno strano gioco del destino ora come ora mi trovo a fare un dottorando (PhD per gli universitari) in matematica in una delle prime città del mondo in ordine alfabetico: Aalborg per gli amici, Olborg per i danesi.
Fine riassunto andiamo dritti al sodo: mi sto un po' stancando della vita internazionale di basso livello. 

Diciamocelo: la vita semi-Erasmus è divertente. Fai la tua ricerca, vai alla Studenthouse (per i non addetti ai lavori: un pub che il mercoledì sera è piena solo di studenti internazionali), partecipi a qualche party, sacrifichi un po' del tuo stipendio alla dea birra, esprimi il tuo orgoglio italiano... ma a dirla tutta ha rotto un po' quegli oggetti rotondi che vengono utilizzati per giocare a calcio (in gergo aulico "palle"). 
Questa sera sembrava una sera come una delle tante ma è capitato l'imprevisto, quello che non ti aspetti di leggere in un blog come questo, quello che quando vuoi un colpo di scena in effetti non pensi di sentire e, in effetti, quella di stasera è stata per l'appunto una serata come una delle tante. 
Ore 22.00 ci si trova con un amico e via! Si va alla Studenthouse! Che cosa vuoi di più dalla vita? Un gruppo di gente internazionale che fa festa e ci si diverte in compagnia. Giusto? Giustissimo. E' la norma della Studenthouse. Ma questa sera cosa c'è? Oh! Il raduno della gente di salsa? Ma che figata? Nono, non ho intenzione di ballare ma che cavolo! Ho fatto salsa con mezza della gente che c'è qua l'anno scorso, riuscirò a dialogare con qualcuno. E così è, in effetti! Si parla, si chiacchiera e ci si prepara a spararsi ad un piede con una pistola a piombini.

Il danese che lingua meravigliosa
come alternativa all'inglese!
Facciamo un breve elenco di come vanno ormai tutte le discussioni con persone che conosco (in inglese, ma tradotto in italiano per i non anglofoni e per quella persona che è capitata per sbaglio su questo blog da IGN):
- "Ehy! Come va?"
- "Ma non balli salsa?" / "Ti ho visto ballare! Sei brava!"
- "Ma non sei venuta all'ultimo party?"
- "Eh, ma ero impegnato con il progetto."
E questo è l'80% della discussione che si riesce mediamente a fare con delle persone alla Studenthouse. 
Con le varianti del primo incontro:
- "Ma sei italiano? Vaffanculo!" (Ahahah! Vaffanculo anche a te!)
- "Io sono stato in Italia per tre mesi e amo l'Italia"
- "Ma cosa studi?"
- "Matematica! Ma è difficile" / "Mi piaceva ma poi ho studiato scienza della coltivazione delle Tic Tac"

E a questo punto mi chiedo? Ma è colpa mia? Veramente sono diventato una persona che non sa di che cosa parlare? Mi avvicino ad un mio compatriota e sputo un discorso. E un po' come una persona che con un microfono fa "Ah ah... prova! Uno due tre", mi accorgo che, usando l'altro come tester, non sono io a non funzionare. So parlare umanamente senza sembrare un dannato ripetitivo condannato ad una pena eterna. Ma allora perché la gente sembra non saper parlare? Perché l'unica cosa per cui sono dotate di un apparato vocale sembra per ordinare una birra e stop? Ditemelo! E poi l'illuminazione! Lo strale dal cielo! Il manto di conoscenza che viene giù dal cielo sulle note stonate di "Tu scendi dalle stelle"! La verità che mi cade come un macigno alla Willy E. Coyote!

Uhm... Ok!
Nessuno sa parlare un vero inglese. Tutti quanti i presenti hanno un inglese di medio livello, più alto del Tizio, Caio o Sempronio che vivono da sempre in Italia ma quando lo parlano usano sempre lo stesso vocabolario, in un dialogo moscio, triste e da martellate sull'anagramma di ionico. E' una cosa inconscia, che colpisce anche me (nonostante sia un rinomato poliglotta) e che porta la gente a fare frasi brevi, smorzando alla base un qualsiasi voglia dialogo!
E tutto ciò secondo è brutto! Bruttissimo! Un po' come Polifemo dopo l'operazione al mento. E ti chiedi in fondo anche perché? In fondo all'università senti parlare un inglese un po' più articolato, ma poi ti ricordi che tu sei un dottorando e forse gli altri dottorandi sanno parlare un inglese migliore di quello dello studente master.

E quindi? Quindi niente! Non c'è una conclusione, solo uno spunto di discussione lanciato a quei pochi italiani che magari leggeranno questo blog in un impeto di estati. Continuerò ad andare alla Studenthouse perché in fondo è un posto divertente dove si conosce gente, ma rimane un po' di amarezza. Forse mi conviene rinforzare ancora un po' il mio inglese. E il mio danese. E il mio cinese. Ma vaff... 

PS: http://aauerasmus.blogspot.dk/ <--- E questo chi è? 


venerdì 3 agosto 2012

90 memories

Una lista di 90 cose che c'erano negli anni '90, non tutte necessariamente buone e positive, non tutte necessariamente nostalgiche, non tutte necessariamente ripetute una sola volta, non tutte inserite (perché sicuramente ne avrò dimenticate). Buona listona!
  1. Pog, lo Yo-yo, la corda per saltare, quel coso che si legava ad un piede e si faceva girare col movimento del femore, il monopattino, le micro-machines, le macchinine telecomandate, le piste delle formula uno su rotaia!
  2. Durante i concerti le luci erano solo quelle del palco e degli accendini, non quelle di macchine fotografiche digitali e cellulari che tentano di filmare l'evento.

  3. Le prime diavolerie virtuali: e qua non si parla solo di GameBoy, ma soprattutto di Data-Boy (quell'infrarosso NON ha mai funzionato), il Laser combat (MAI!!! MAAAI!!!), il Tamagotchi  e il Bip-bip (Muori dannato cagnolino! MUORI!!!).
  4. La grande sfida Sega VS Nintendo VS Sony: che oggi c'è Microsoft al posto di Sega ma non è veramente la stessa cosa.
  5. Le partite a calcetto (balilla) nel sottochiesa: che col 9 pari allora bisogna arrivare per forza ad 11 per decidere il vincitore.
  6. Le caramelle prive di alcuna logica che si trovavano nei tabaccai-baretti e che ora non ricordi mai il nome.
  7. Bill Clinton: avrà fatto un bunga bunga con la segretaria ma in fondo lo si perdona perché era un bravo ragazzo al contrario di quel fottutissimo texano.
  8. L'utilizzo del telefono fisso che non era un cordless e che ti costringeva a sfogliare il diario per recuperare il numero di casa per telefonare ai propri compagni di classe.
  9. Il fatto che se qualcuno era in ritardo di mezz'ora veniva sfanculizzato e lasciato per i cavoli propri. Non veniva perdonato perchè avvisava col cellulare dicendo: "Scusa, sono in ritardo ma sto arrivando."
  10. Il televisore che non era piatto, non era digitale, non c'era l'HD parzialmente scremato, faceva uno strano rumore quando muovevi  rapidamente la mano vicino allo schermo.
  11. Le schede telefoniche che ho visto collezionare prima della loro quasi completa scomparsa e si andava nelle cabine telefoniche sperando di trovarne qualcuna abbandonata.
  12. Le monete di mezza Europa che sono scomparse con l'Euro. Erano così belle e varie anche se vero che con la moneta unica è tutto più comodo (e non iniziate a dirmi che si stava meglio perché altrimenti vi lancio le Lire come fecero con Craxi).
  13. L'accordo fra Arafat e Sharon con Bill Clinton che si stringevano le mani... perché per un po' ci speri che la pace in medio oriente sia vicina.
  14. I cartoni animati su Italia1, Raidue, MTV ed Italia Sette Gold: perché dovete sapere che un giorno di pioggia, Andrea e Giuliano incontrarono Licia per caso.
  15. I Gem-boy che sono una diretta conseguenza del punto 14.
  16. La Signora in Giallo (e i morti di Cabot Cove) e Derrik... più la sigla orribile dei film il lunedì sera su RaiUno.
  17. Il Marconi e l'Astra o in generale tutti i cinema del centro che vennero chiusi perché veniva aperto il mega-multisala fuori città e nessuno ci andava più.
  18. La pirateria dei film che si faceva con due registratori con cui si registrava su una seconda cassetta il contenuto della prima cassetta.
  19. Le torri gemelle: la silhouette di New York senza di esse non è più la stessa.


  20. Il suonare il campanello perché uno squillo col cellulare non si poteva fare perché i telefonini ancora non c'erano.
  21. Il touch-pad che era equivalente ai videogiochi smarsi nei bar più tristi ove toccavi lo schermi e potevi giocare a solitario o a trova l'errore.
  22. La mistica pirateria delle cassette in cui registravi le canzoni dalla radio e bestemmiavi in gaelico quando il deejay iniziava a parlare durante la fine della canzone.
  23. MTV che trasmetteva musica, musica e ancora musica.
  24. Il fatto che le informazioni si recuperavano dal televideo e non da internet. E la combinazione di colori del televideo era (è) una delle più accecanti di sempre.
  25. Il periodo in cui c'erano TeleMonteCarlo (TMC) e TMC2 e non La7 e Rete Viva. E su TMC2 c'era il gioco telefonico del Mars.
  26. Solletico e Bim Bum Bam, così per dire due nomi di programmi che si seguivano fino alla noia. Fra parentesi l'angolo del cuoco a Solletico faceva schifo, al contrario di Stellaris.
  27. L'andare in giro per le strade senza le cuffie nelle orecchie. Certo! C'era qualche walk-man ma non era tutta sta cosa e poi erano grossi e scomodi.
  28. Gli 883 che tutti praticamente conoscevano senza alcun motivo particolare e si cantavano a ripetizione tornando da qualche gita scolastica.
  29. I piccoli brividi che erano la grande lettura horror del periodo dai dieci ai quattordici anni.
  30. Il non dover combattere mai contro l'adsl per connettersi ad internet col wi-fi.
  31. La prima connessione ad Internet che sembrava un concerto dubset grazie alle mistiche canzoni proposte dai modem 56k.
  32. Le console da 500 videogiochi (10 ripetuti) che i genitori ti comprano per errore dicendo che è la stessa console che ha comprato tuo zio per tuo cugino. E te ti diverti pure.
  33. La mancia di 5000 lire che sembra una piccola fortuna da tenere da conto.
  34. La calcolatrice ad energia solare che devi puntare verso il sole per poter avere quel pizzico di energia per vedere le cifre. Poi si metteva il dito sui numeri per giocare con la pellicola che forma i colori dell'arcobaleno.
  35. Il soffiare dentro alle cartucce del Nintendo 64 / Super Nintendo per far funzionare magicamente quasi ogni gioco.
  36. Il primo periodo su Internet, senza Youtube, senza Imageshack, senza Facebook, senza Google, senza i meme, senza MegaUpload, senza Torrent (ma c'era Emule).
  37. I floppy-disk, che contenevano grandiosi programmi in ventiquattro floppy e che facevano un fantastico rumore se facevi scioccare la parte metallica.
  38. I bar stracolmi di fumo che entravi e vagavi nella nebbia per ore e ore perdendoti fra i tavolini e gli altri avventori del locale.
  39. I negozi di videogiochi e di musica che sono stati tutti chiusi a favore dell'iper-mega negozio che vende di tutto (Fnac) e per i soliti centri-commerciali fuori città.
  40. Le barzellette del Cucciolone, che ci sono ancora oggi, ma all'epoca avevano disegni migliori e battute più squallide (Un istrice si taglia i capelli e incontro un amico papero. Questo lo guarda e gli dice: "Ti preferivo riccio!").
  41. Le sorprese dell'Ovetto Kinder che comprendevano collezioni di tartarughine, ippopotamini, fantasmini fosforescenti, coccodrillini, ecc... niente SuperEroi Marvel o Cartoon Network.
  42. Il fatto che ti perdevi per le città perché quell'idiota ti aveva dato l'indicazione sbagliata e non perché il GPS ti ha indicato di andare in Via Mameli passando attraverso la fontana in contromano.
  43. La Cina che era grande e piena di gente, ma ancora povera e sofferente. Che deve essere salvata dalla mano attenta e saggia dell'Unione Europea.
  44. Che i tablet li avevamo visti ma erano usati in 2001 odissea nello spazio.
  45. Quando potevamo accorciare le date specificando solo le ultime due cifre dell'anno senza dire "duemila". Io sono dell'87, non del millenovecentoottantasette. Maledetto millennium bug!
  46. Il genoma umano doveva essere ancora decodificato.
  47. Le partite di calcio in cui ti vergognavi a tifare Italia perché volevi gridare "Forza Italia!".
  48. I videogiochi e i film vedevano contrapposti Americani VS Russi o Americani VS Tedeschi, non Americani VS Terroristi islamici.
  49. La soddisfazione di sapere che la leva obbligatoria è stata tolta. 
  50. Il vedere gente in motorino con i capelli al vento e non con addosso una visiera o un casco.
  51. L'assistere alla progressione esponenziale di potenza, estate dopo estate, del Super Liquidator e il desiderio di poter comprarne uno per annegare senza pietà qualche amico.
  52. Il numero 2000 del Topolino! Grandi traguardi Disney! E questo senza contare la mistica serie Pk! 
  53. I vecchi film disegnati a mano della Disney e il fatto che si sapeva tutte le canzoni a memoria. Hakuna Matata!
  54. Le foto si vedevano negli album fotografici più e più volte dopo aver sviluppato con cura una pellicola con al massimo una decina di foto, non venivano dimenticate in una cartella sul computer in un ammasso di oltre mezzo migliaio di foto digitali.


  55. La telecamera era una cosa separata dalla macchina fotografica o dal cellulare ed incorporava delle cassettine difficilissime da vedere tramite lo schermo del televisore.
  56. La cosa più noiosa che potesse capitare era che un parente dotato di proiettore ti invitasse a vedere le diapositive della gita di terza elementare del figlio al lago.
  57. La lavagna luminosa per spiegare le lezioni di scienze in maniera iper-professionale grazie ad un attento uso di fogli trasparenti e giochi di luci.
  58. La sveglia, che era appunto un orologio separato dal cellulare o comunque non era digitale... come la radio d'altronde.
  59. Per fare una traduzione o cercare il significato di qualche parola la cosa più semplice era prendere un pesantissimo dizionario o vocabolario e cercare in ordine alfabetico l'opportuno vocabolo.
  60. Android era solo un robot a forma di umano che ci avrebbe ucciso tutti appena avesse acquisito abbastanza autocoscienza.
  61. I politici erano quelli che ci sono ancora ora e già allora ci lamentavamo di loro. Andreotti sembrava immortale anche all'epoca. Grillo era ancora un comico.
  62. C'era "Il fatto di Enzo Biagi" ed educazione civica a scuola.
  63. Cinque Giga di memoria sul computer potevano sembrare una quantità astronomica da riempire.
  64. Il periodo in cui l'operazione più difficile che veniva in mente era sette per otto e che il simbolo della moltiplicazione era una ics e non un puntino.
  65. TVB, TV1KDB, XCHE, :), :-) non erano ancora stati concepiti.
  66. E soprattutto non c'era la gente che invece di ridere normalmente inizia a dire LOL. 
  67. Non c'era l'ansia da sms: l'avrà ricevuto? E se ho sbagliato a mandarlo? E se magari ho scritto qualcosa che non andava? E se ha giudicato offensivo che non ho messo nemmeno uno smile?
  68. Gli anni in cui Schumacher and Hakkinen facevano i grandi duelli con la Formula 1 prima che il tedesco vincesse tutto con la Ferrari dopo che l'altro aveva deciso di ritirarsi.
  69. Gli sci si indossavano con un'attaccatura di ferro e non con la straprofessionale attaccatura sulla punta della scarpa.
  70. Le penne grosse con circa dieci colori diversi, di cui tre utili, tre scarichi e tre mai usati. Il rimanente usato come jolly per le occasioni speciali.


  71. La stilografica con l'inchiostro che macchiava dappertutto ma che si poteva cancellare con la cancellina (da non confondere col bianchetto).
  72. Il periodo degli orologi digitali patacca che trovavi anche nel detersivo e con il cinturino in pura plastica che potevi usare come frustra con un'abilità degna di Indiana Jones.
  73. Per illuminare in giro si usavano le torce o le candele, non si vagava con la potenza illuminatrice dello smartphone.
  74. Non bisognava ricordarsi a fine serata di ricaricare i tre quarti delle tecnologie in possesso.
  75. Il massimo dei movimenti di un videogiocatore consisteva nel muovere il controller a destra e a sinistra nei giochi di guida per avere una sensazione di movimento maggiore, non si era delle scimmie in preda al Wii-mote o al Kinect.
  76. Quando si andava ad una festa la cosa rimaneva nella festa, non si correva il rischio di essere sputtanato su Facebook grazie ai mistici poteri del tag.
  77. Il kebab non aveva ancora invaso ogni angolo cittadino iniziando a diventare un classico cibo veneto insieme alla polenta e al risotto.
  78. Il primo movimento di saluto era un cenno con la mano e un sorriso, non il progressivo movimento di una mano verso uno dei due auricolari dell'ipod per rendere disponibile il proprio condotto auditivo. E se poi sei proprio interessante magari tolgo anche il secondo auricolare.
  79. Non conoscevi nessuno che ti diceva che la cosa importante di un libro era il rumore delle pagine, il colore delle lettere, l'odore della carta e non il contenuto che puoi leggere anche tramite un e-reader. 
  80. Babbo Natale, Santa Lucia, la Befana e altri esseri soprannaturali che portavano doni. 
  81. Nei programmi Windows c'era spesso una graffetta con gli occhi che desideravi uccidere in maniera lenta e dolorosa per i suoi consigli completamente fuori luogo.
  82. Non conoscevi bene soft-air ma le pistole con il tappetto rosso erano comunque un piccolo must.
  83. La scelta era Internet o telefonata. E via di litigi con la propria madre che deve telefonare alla nonna.
  84. Space Invaders: il più grande videogame su cellulare sul più venduto cellulare del mondo Nokia 33.10.
  85. La manovella sulla radio per cercare l'opportuno canale invece del pulsante da cliccare con la ricerca automatica.
  86. Michael Jordan era la star del NBA. E poi ha salvato il mondo con i Looney Tunes.
  87. Si capiva che era Natale principalmente dal fatto che alla televisione erano presenti "Baldo" e "Mamma ho perso l'aereo".
  88. La pallina che componeva il mouse per farlo muovere.

  89. Gli auguri di compleanno si ricevevano o di persona o tramite telefono, non tramite notifica di Facebook.
  90. Non esistevano elenchi su una nostalgia anni '90 e non pensavi di poterti sentirti leggermente nostalgico dai 20 anni in su.
E se questo non vi basta potete trovare qualche immagine simpatica sugli anni '90 in questa mia board Pinterest: http://pinterest.com/mvesim/i-feel-myself-old/