sabato 2 giugno 2012

Lartezie: 1 - Scelta parlamentare

Lartezie

1. Scelta parlamentare

Jack Simonsen spezzò la mela con un colpo netto di coltello e si portò la fetta appena tagliata al livello della bocca. Non gli piaceva per niente quello che stava ascoltando, un po' perché l'aveva già sentito almeno un mezzo migliaio di volte, un po' perché sentiva che chi stava parlando era anche profondamente ipocrita.
Diede morsi quasi rabbiosi alla polpa del frutto mentre Johan Fantelli continuava il suo sproloquio relativo al conflitto che coinvolgeva tutto il sud della zona di Borghia: affermava con nochalance di spostare le truppe del generale Lee verso est, col risultato che tutta la parte montana sarebbe rimasta sguarnita alle forze del Ponente. Era una mossa idiota, tutti lo sapevano, forse con l'unica eccezione di Giulius Manrete, ma Johan Fantelli continuava ad affermare che bisognava fare qualcosa per rompere quell'inerzia data predisposta dai fronti.
Ci fu un colpo forte proveniente dall'ala destra del parlamento, Daniel Kiusi aveva sbattuto con forza la sua brocca di birra sul banco e ora guardava con sguardo torvo Johan che a sua volta contraccambiava muto e altero. Simonsen sorrise: si era aspettato che la situazione degenerasse ma non si era aspettato che il primo a sbottare fosse Daniel.
Fantelli alzò la mano quasi teatralmente e quindi sbraitò quasi con rabbia ciò che aveva intenzione di dire: "Fantelli! Il Ponente è una forza che non possiamo affrontare così banalmente con mosse adeguate. Molti di voi affermano che il tatticismo da me apportato è completamente folle. Folle! FOLLE!!! Ma io vi domando? Questo limbo a cui ci siamo condannati non è nella stessa maniera idiota e priva di logica? Se riuscissimo a portare i carroarmati dal pantano in cui si trovano attualmente forse riusciremmo a renderli di qualche utilità."
Daniel Kiusi, alleato politico della fazione di Fantelli, si portò il boccale di birra alla bocca, ruttò vistosamente e quindi sbattè il boccale una seconda volta: "Non si può muovere i carroarmati in maniera così idiota Simonsen. Lo sai te e lo sa tutta l'aula, però concordo con te che qualcosa deve essere fatto per fermare il Ponente. Una tattica sarebbe fare una mossa più d'accerchiamento portando le forze di Lord Mart verso est per poi colpire sul lato. Un altro generale potrebbe compiere una mossa simile da ovest in maniera tale che il martello da est possa andare a cozzare contro l'incudine ad ovest schiacciando le forze del Ponente."
Ci fu un leggero silenzio in aula, Daniel Kiusi non sarà stato il miglior tattico di Borghia, ma il seguito chesi portava dietro comprendeva esperti provenienti da tutto il continente. La mossa era delle migliori ma Kiusi non aveva accennato che per evitare che il nemico schizzasse in avanti come la polpa di un frutto schiacciato dai lati, bisognava mettere un qualcosa davanti a fermare l'avanzata nemica. Delle forze a sud bisognava comunque mandarle e quelle forze avrebbero subito fortissime perdite, schiacciate da un esercito nemico in fuga e in preda al panico. Chi sarebbe stato l'idiota a prendersi carico di questo contingente?
Come evocato da queste parole Fantelli volle dire la propria: "Dimentichi che una forza dovrà comunque fermare le forze del Ponente che tenteranno la fuga verso nord. Mi offro volontario io stesso per poter questo compito."
Daniel scoppiò in una sonora risata e Jack Simonsen finalmente realizzò che l'idea idiota di Fantelli e il discorso di Kiusi erano solo un teatrino.
"Non farmi ridere Johan!" sbraitò Daniel Kiusi: "Hai dimostrato già la tua incapacità tattica proponendo la tua idea. No! Non sarai te ad occuparti di quel continente, sarebbe solo carne da macello nelle tue mani."
-Lo sapevo!- gridò a se stesso Simonsen, doveva andarsene il più presto possibile. Forse non sarebbe stato scelto lui ma era stupido rischiare. Con la coda nell'occhio notò che già altri parlamentari si erano dati alla fuga, Jack scartò verso destra per tentare di uscire dalla sua ala ma venne bloccato da un esponente del fronte di Daniel Kiusi che lo invitò a risedersi. Quasi in preda al panico Simonsen si girò per fuggire dall'uscita sulla sinistra ma venne subito braccato da quel privo di cervello di Giulius Manrete: con un sorriso senza alcuna apparente malizia gli passò il braccio destro attorno al collo e lo fece risedere con forza: "Su Simonesen! Guardiamo chi è il fortunato a farsi massacrare al sud. Io scommetto su Katan Rensi!"
Jack avrebbe spezzato l'osso del collo a Giulis se la situazione politica non avesse reso quell'uomo così potente da impedire che un solo dei suoi untuosi capelli venisse tagliato.
Intanto lo sguardo di Kiusi si mosse sulla folla alla ricerca del nome del generale al fronte: chiunque avrebbe scelto sarebbe stato ben accetto dagli altri parlamentari. Protestare avrebbe equivalso a fare parte di una seconda roulotte russa che tutti volevano evitare. Gli occhi scuri dell'esponente nobiliare della casa Kiusina si fermarono di scatto di fronte ad una determinata persona. Non pochi tirarono un sospiro di sollievo al fatto che l'indice di Daniel Kiusi indicava il deputato generale di Borghia, signore di Sic, esperto geniere delle forze d'oltreoceano. Jack Simonsen non era fra questi in quanto quel dannato indice era puntato proprio su di lui. Giulis scoppiò a ridere sguaiatamente.
"Jack Simonsen, deputato generale della casata Simonsen, credo che questo compito spetti a lei. Nessuno in questa sala è più indicato di lei per portare una netta vittoria alle forze di Borghia." esordì Daniel: "Sono sicuro che si farà onore."
Come era prevedibile, prima che il deputato generale potesse anche obiettare qualcosa, ci fu il boato: centinaia di applausi si riversarono nella sala con cori di congratulazioni e di fortuna al nuovo generale delle forze del sud. Qualsiasi protesta fu inghiottita dalle strette di mano di ogni esponente politico, qualsiasi pensiero negativo fu sistemato con qualche banale pacca sulle spalle. Daniel Kiusi e Johan Fantelli si scambiarono uno veloce sguardo di complicità, un sorriso lambiva le labbra dello stesso Fantelli. Giulis non la smetteva di ridere come un'oca.
Se in quel momento Jack Simonsen avesse avuto una spada avrebbe tagliato la mano sinistra a tutti coloro che gli avevano toccato la spalla, entrambe le mani per chi aveva applaudito.
Senza dire una parola Simonsen prese su il torsolo di mela che gli avanzava e lo scaraventò al centro dell'aula, sotto lo sguardo allibito dei presenti che per un breve momento smisero di applaudire. Poi con sguardo ansioso e facendosi strada quasi a gomitate fra le felicitazioni degli altri "colleghi", Simonsen uscì dal parlamento. Le risate di Giulis continuavano ancora.

CONTINUA?!?

PS: Scritto a casaccio da una trama che non esiste e che può formarsi solo con la forza della disperazione. XD



lunedì 28 maggio 2012

Shanghai: ita-dane-matematico in Cina

Grattacieli
26 maggio 2012: ovvero una giornata che mi è durata trenta ore complice il fuso orario Shanghai (Cina) - Aalborg (Danimarca) e che mi sta provocando un fastidioso jet-lag di sei ore di salto.
Ma andiamo con ordine: perché sono stato lontano da questo blog per una settimana gettando nello sconforto i milioni di fan che mi seguono da tutto il mondo? Perché mi hanno mandato in Cina per una settimana ove sono stato bloccato dalla censura. Ora ovviamente alcuni di voi si chiederanno: perché dovrei andare in Cina? Già! Perché? Ma è ovvio! Per incontrare il gruppo di ricerca cinese con cui la mia università collabora. Quindi è tutto terribilmente logico: un matematico italiano che fa il PhD in Danimarca in collaborazione con la Cina. Semplice e chiaro. Una specie di strano gioco cosmopolita che mi ha fatto affrontare la terra dei mandarini (non i frutti) forte del mio possente inglese.

Cosa ho imparato e ottenuto da questo percorso spirituale - matematico - linguistico?
Nella più grande delle tradizioni innovative portate avanti da questo blog vi proponiamo quindi il solito terribile elenco che potrete scorrere grazie alle possenti tecnologie messe a disposizioni dal mondo informatico.

Stessi grattacieli di prima ma in abito da sera.

  • I cinesi guidano da cani: prendete l'arroganza dei Milanesi, aggiungeteci la caoticità dei Napoletani, shakerate con la volontà di bestemmiare dei Vicentini, aggiungete l'orchestra clacsoccista di Roma e potrete avere una pallida idea di cosa vi potrete ritrovare. Auto che superano da sinistra, destra, sopra, sotto, in diagonale. Gente in motorino senza casco. Taxi che curvano col rosso. Clacson che inneggiano all'impazzata alla rivoluzione anti-semaforica. Un'esperienza da provare.
Strade su strade che stanno sopra altre strade
  • La quantità di cibo che un ristorante cinese vi potrà mettere a disposizione durante un pranzo o una cena è pari a quella che basterebbe per nutrire mezzo stato americano. Ci si piazza su di un tavolo rotondo, a turno o uno per tutti, si ordinano un imprecisato numero di pietanze che saranno portate gradualmente su di una parte sopraelevata centrale rotonda che può girare su stessa. Da qua i commensali, con abile movimento delle bacchette, possono scegliere fra le varie portate e provare un po' di tutto. Ho provato cibi che vanno dai ravioli con salsa a spaghetti immersi nella soia, da qualcosa di grasso fritto a un latte di noce di cocco con all'interno qualcosa di rana, dal pollo con qualcosa di mandorla al classico riso. Mi piacerebbe dare una versione più lunga di quello che ho mangiato ma la verità è che su nove casi su dieci non lo so nemmeno io: combinazioni di pollo, manzo, maiale, verdura, frutta e quant'altro generavano un qualcosa di imprecisato. Molto buono quasi in tutti i casi, ma imprecisato.
Cibo! Cibo! Troppo cibo!
  • Tronfio dell'inglese imparato in terra danese sono arrivato in Cina con la dolce speranza di poter usare in qualche modo l'idioma anglosassone al posto del cinese. La Cina ha preso le mie speranze linguistiche, le ha mutate in un foglio di carta tre metri per otto, ha creato un origami a forma di Gran Bretagna e poi ci ha dato fuoco. Questo per dirmi un chiaro "NO!". Se devo stare a Shanghai devo parlare il mandarino dialettale shanganese. E se non voglio farlo sarò destinato ad una vita emarginata di feste, party e birrette con studenti internazionali che sanno parlare inglese e un inglese troppo stentato per una vera vita cinese. Se dicessi al mio io passato che avrei dovuto studiare anche il cinese (dopo latino, inglese, tedesco e danese) probabilmente mi sputerebbe in un occhio.
Nemmeno la Coca Cola può qualcosa contro la lingua cinese
  • Per girare per Shanghai, io, un Ph.D. danese e uno puertoricanico, ci siamo fatti strada con la guida datoci dal professore organizzatore di questo evento. La guida è stata la nostra Bibbia: essa ci ha guidato nell'entroterra shanganesi, ci ha salvato da dei truffatori, ci ha insegnato l'arte del mercaneggiare (sono riuscito a portare una scacchiera per Go da 580 Yuan a 300 Yuan) (non comprata, era comunque un furto), ci ha fatto capire quali negozi erano interessati da vedere e ci ha aiutato a comunicare con i taxisti. Ma la Cina nel suo ateismo ci ha dimostrato che la nostra guida di salvezza non è infallibile: un intero locale per massaggi dove volevano andare i miei due amici è stato sostituito da un parco. E la mappa della guida è di solo due anni fa. Segni di una città che continua a cambiare.
In giro per le vie di Shanghai
  • Il gruppo più strano visto a Shanghai dal sottoscritto era formato da tre danesi, un italiano, uno spagnolo, una francese, un portoricano, un tedesco, un olandese e tre cinesi. Credo che anche il lettore abbia compreso che tale ammasso internazionale era proprio il nostro gruppo di matematici alla riscossa. Nella nostra esoticità siamo stati fermati anche un paio di volte per foto artistiche con altri turisti del luogo sulla Oriental Pearl Tower (altissima e abbastanza brutta torre di Shanghai dalla silhouette equivocabile). Noi occidentali siamo terribilmente esotici. Specie se si hanno i capelli biondi come lo studente Ph.D. danese.
Oriental Pearl Tower
  • Shanghai offre una situazione sociale strana: se state nelle vie principali vi troverete ad affrontare la vita moderna della capitale economica cinese. Quindi grattacieli iper-illuminati, decine e decine di negozi dedicati a vestiario e cibarie (molte mai viste prima), un generale ordine e gente che va di fretta senza degnarti di una minima occhiata. Se invece andate in una via secondaria, vi si spalanca la Cina tradizionale, casette minuscole un po' mal ridotte, mercato all'aperto, polli vivi uccisi sulla strada per il miglior offerente, gente che gioca a scacchi cinesi accanto al proprio negozio, traffico che cerca di farsi strada fra i passanti che esitano nel loro shopping. Entrambi i mondi hanno il loro fascino.
Arco che fa da spartiacque fra zona turistica e zona per cinesi
  • Internet è censurato ed  è il motivo per cui non ho scritto in questo blog per un bel po'. Google cinese non esiste, ci si reindirizza su quello di Hong Kong, Facebook non si può usare, Twitter non cinguetta in mandarino, Google+ è sconosciuto in Cina (ma anche nel resto del mondo), Youtube non trasmette, Wikipedia.org ha seri problemi di connessione, Skype non mi ha dato grandi segni di vita, i blog sono tutti bloccati. Per il resto dei siti pochi problemi a parte la connessione a rallentatore. Gmail, Outlook Online, 9gag, Last.fm, Grooveshark, Geekissimo, ecc... funzionano tutti senza problemi. Dovrò trovare una soluzione a questo problema nei mesi a venire. 
Shanghai di notte. Inserita qua perché fa molto serie di fantascienza con problemi di censura.
E qua per ora concludo la lista. In futuro si parlerà sicuramente ancora di Cina (visto che ci dovrò tornare l'anno prossimo per tre mesi) e di questo viaggio, ma per ora credo che possa bastare così.

Tutte le foto sono state fatte dal sottoscritto con una macchina fotografica particolarmente smarsa.


sabato 19 maggio 2012

Memerizziamo i meme

Ci si prepara psicologicamente per il viaggio in Cina e cosa c'è di meglio di un qualcosa della spiegazione misteriosa e oscura su che cosa sono i meme?
Comprendere i meme è un po' come pretendere di intuire il linguaggio underground di Internet, sono un po' come il rap dei poveri o l'ironia di un cabaret non riuscito. Ma cosa sono? Perché esistono? Da dove vengono? Quando sono nati? Perché voglio parlarvi dei meme?

Video con un po' di meme

Andiamo con ordine: un "meme" è un'immagine, un video o uno stile ripetuto fino alla nausea con piccole varianti in maniera tendenzialmente comica. Credo che su Facebook avreste visto miriadi di Willy Wonka (old style) ironici o i cosidetti rage comics (ometti stilizzati dalle faccie stereotipate). Quelli sono dei meme.

Esistono perché tendenzialmente generano ilarità, divertimento, ironia, voglia di uccidere il prossimo con una katana, sorriso. Nascono da un'immagine potenzialmente buona (Ridicolus Photogenic Guy per esempio) , una frase fondamentalmente significativa (THIS IS SPARTAAAA!!!), un'ironia costantemente ripetuta (awkward penguin), un video particolarmente buono (Nyan-cat song), un odio generalizzato verso un qualcosa (la musica di Justin Bieber) o uno stile semplice da reinterpretare (i Rage comics). In seguito vengono portati avanti da una o più community on-line che col passaparola tendono a far diventare famoso il meme.


Le community di partenza dei meme più grosse sono probabilmente 4chan (non visitatelo) e Reddit (non lo conosco), 9gag (più alla portata del visitatore occasionale) arriva subito dopo. Per capire la portata di questi siti, 9gag è forte di oltre tre milioni di like su Facebook e quasi un milione di Follower su Twitter. 4chan, invece, è l'image-board dove è iniziato il fenomeno degli Anonymous che tanto sta sconvolgendo la rete in questo ultimo periodo. La community di Facebook arriva molto dopo, ma è tendenzialmente dove il meme cresce e poi, gradualmente, muore.

I meme sono nati molto prima dell'esistenza dei siti quali 4chan, Reddit, 9gag, Facebook, Twitter, youtube ecc... anche se prima il fenomeno era (fortunatamente) meno diffuso perché meno di massa. Il primo meme che credo di ricordare probabilmente è dato una .gif di tre odiosi criceti che si muovono su e giù con la canzone di Robin Hood di sottofondo. Una cosa odiosa, pericolo e portatrice di dolore al prossimo. Ma quando si andava avanti di 56kb e l'email era il mezzo di comunicazione migliore sulla rete ci si doveva accontentare di questo.

Canzone dei criceti remix

Perché vi ho parlato dei meme? Beh... per mettervi in guardia in relazione sul racconto Immersion che sto pubblicando su questa board. Immersion narra le vicende del videogioco di ruolo online New World che viene attaccato dagli hacker Anonymous di 4chan. Per compiere quest'attacco gli Anonymous utilizzeranno appunto i meme sovradescritti come armi d'attacco in uno scontro che vede contrapporsi due diverse concezioni del divertimento online. Da una parte gli utenti che si divertono giocando ad essere eroi, dall'altra gli hacker che si divertono dando fastidio con meme ironici e a tratti fastidiosi.

Spero che questi piccolo post vi abbia chiarito un po' qualcosa in proposito dei meme che vedete in giro per la rete. Ci si sente probabilmente presto muro virtuale cinese permettendo.
Qualche link per chi volesse approfondire: http://memebase.com/ , http://9gag.com/ , http://encyclopediadramatica.se/Main_Page


giovedì 17 maggio 2012

Le categorie dei videogiocatori

15 maggio 2012.
Una data che a molti non dirà niente ma che per molti ha avuto un significato profondo; board su internet sono stati invase per preannunciare l'evento, ragazze sono state lasciate senza colpo ferire in quel giorno, migliaia di persone si sono buttate nella rissa della battaglia, altrettante hanno gridato contro il cielo (o i server, che dir si voglia).
Per chi ancora sapesse di cosa sto parlando, l'argomento è Diablo III. No! Aspettate solo un secondo! Non voglio parlarvi di Diablo III. Ne so poco anch'io su Diablo The Third e non voglio parlarvi di esso, ripeto. Voglio parlarvi dei videogiocatori, cosa che magari potrà interessare anche una persona che non ha preso mai un controller in mano.

Prima di iniziare il PhD in Danimarca ero sempre stato un buon videogiocatore pro-Nintendo: ho posseduto il Wii, ora ho il Nintendo 3DS e non ho disdegnato qualche gioco sul pc. Purtroppo si cresce, si inizia a studiare e il tempo diminuisce, gli interessi diventano altri e l'essere un videogiocatore pian piano sbiadisce in un bel ricordo che rimane comunque nella memoria. Da hardcore gamer sono così diventato un softcore gamer (mia definizione). Ma cosa sono queste categorie?
I videogiocatori, a mio parere, si possono dividere in diverse categorie che ora elencherò per il puro piacere sadico dell'elenco:

  • l'hardcore gamer: è l'archeotipo di videogiocatore, prova un po' di tutto e gioca non solo per divertirsi, ma anche per gustarsi il mondo che i programmatori sono riusciti a ricreare. L'hardcore gamer è il classico individuo che alla domanda: "Secondo voi il videogioco è arte?", ti risponde di "si" sicuro elogiando la qualità grafica, le colonne sonore, la trama e le sensazioni. E' colui che percepisce Skyrim, Mushroom Kingdom o la Firenze di Ezio Auditore come un qualcosa di più profondo di un semplice background.
  • il fanboy: è il corrispettivo del fanatico della Apple, soltanto che al posto del logo della mela ci può essere la casa Nintendo, la console Sony, il genere degli RPG (Role Player Game) o la serie Mass Effect. E' colui che sembra avere il paraocchi su i probabili difetti del proprio gioco preferito, quello che va dagli amici affermando che esso è la nuova bibbia e che lui è il nuovo messia portatore della verità. Se ne vedete uno colpitelo con un mattone e poi fuggite più lontano che potete prima che vi inviti a fare un cosplayer di Snake.

  • il casual: è il videogiocatore più comune. E' quello che non sa praticamente niente di videogame ma che ritiene di essere un grande conoscitore dell'arte dei videogame perché possiede giochi dalla grafica spezza-mascella come Final Fantasy XIII o l'ultimo Tomb Raider. In questi il comportamento che dovete tenere dipende dalla risposta alla domanda: "Cosa ne pensi della serie The legend of Zelda?". Se il casual ti risponde che è un gioco per bambini potete passare avanti come Dante con gli ignavi (no, non il Dante di Devil May Cry), se invece vi risponde affermando: "No, non mi piace Zelda perché è una stupida ragazzina" allora potete buttarlo in una fossa in pieno stile 300.
  • il parente / fidanzata / zio: quello che proprio non sa assolutamente niente ma proprio niente di videogiochi, ma si compra la Wii per giocare a Tennis, fare ginnastica con la tavoletta e guardarsi qualche volta le foto. Scuotete la testa e fatevi qualche partita a Tennis (che è comunque divertente). Se vi va bene vi divertirete, se vi va male sarete battuti dalla nonnina di 89 anni che vi sfotterà per i prossimi anni di vita (che la nonnina possa vivere per sempre).
  • il softcore gamer: è colui che si posiziona fra l'hardcore gamer e il casual, gioca un po' di tutto, fa un po' di tutto, si diverte senza strafare, solitamente prende un gioco per stufarsi il giorno dopo, ha una discreta collezione di videogiochi, tende a seguire i blockbuster come il casual ma si affeziona alle serie come l'hardcore gamer. E' il signor "un po'". Praticamente il miglior amico di qualsiasi videogiocatore perché gioca prevalentemente per divertirsi.

  • il giocatore online: è colui che ha rinunciato alla propria vita sociale per giochi come Ogame, World of Warcraft o il multiplayer Call of Duty. Non ha importanza quanto tempo, quanta volontà, quanto dolore si è speso... l'importante è livellare, livellare, LIVELLARE!!! Capirete di aver incontrato uno di questi individui quando ad un vostro saluto, loro vi risponderanno: "En Taro Adun Esecutore". Sono incontri rari perché il giocatore online non può mettere in pausa, non può mancare ai rush e alle guerre alle due di notte, spesso dorme di giorno durante il corso di algoritmi 2.
  • l'oscura massa: ovvero la gente che crede che i videogiochi sono uno strumento di paura. E la paura genera odio. L'odio genera rabbia. E la rabbia porta al lato oscuro della Forza con tutto quanto ne consegue. Tutto quel gruppo che non ha mai toccato un videogame e sa per certezza che sono una cosa ignorante e stupida, intrisa di violenza e frustrazione per un pubblico di bambocci. Oggi si lotta per i diritti per gli omosessuali, domani si lotterà per i diritti dei videogiocatori. Della serie il "bigottismo diffuso e sparso".
  • il tablettaro - smartphonaro: guarda! Sono un videogiocatore! Gioco ad Angry Birds! Ehy! Quello è il mio iPhone 4S da un milione e mezzo di euro! Ridammelo subito! No! Non è una palla da baseball! NOOOOOOO!!! [Smack! Fuoricampo!]
  • vari ed eventuali: che ci siamo dimenticati e con cui ci scusiamo riverentissimamente.

Voi in che categoria vi inserite?

Per concludere un link alla mia board su Pinterest dedicata ai videogiochi:

martedì 15 maggio 2012

Mal di testa

E ci si ritrova così ad un pigro mercoledì di maggio a discutere di quello che era, quello che siamo e quello che sarà. Immaginatemi in questo momento con un bicchiere di cognac in mano, in uno di quei bar dimenticati ove la luce è soffusa e la musica di sottofondo è quella del jazz. Quella in cui potrebbe entrare il classico detective deluso dalle sue aspettative e che vuole sfogarsi senza però far pervenire il proprio dolore.
Immaginatemi lì, però con un certo sorriso, con la schiena rivolta al bancone, i gomiti posizionati sul tavolo leggermente umido di birra, il bicchiere di cognac vicino alle labbra e io che guardo verso il fondo del locale.
Seguite ora, per un momento, il mio sguardo e guardiamo insieme che cosa succede. perché in fondo ha quasi un tocco di magico notare come le vite altrui ci sfiorano, ci lambiscono, quasi si toccano ma poi scorrono accanto a noi senza che ci curiamo.
Non è alla coppia felice che sta flirtando in un angolo a cui puntiamo, altrimenti sarebbe banale, forse addirittura patetica e smielosa. Non puntiamo nemmeno a quella ragazza posizionata da sola con un drink alla fragola. Nel suo vestitino scollato è quasi volgare e la lacrima che le riga la guancia sinistra ci fa presupporre una storia fin troppo scontata, trita e ritrita, fatta di amori e tradimenti, forse una lite e poc'altro. Storie di cui la cronaca è piena.
No! Puntiamo, invece, a quella signora dal coordinamento dell'abito e del corpo monocolore: occhi, capelli, soprabito, vestito, camicia, pantaloni, scarpe, spero non le mutande. Tutte di una qualche tonalità castana, marrone, mora o marroncino. E' seduta in un angolo, guarda senza quasi respirare il proprio thè, presumibilmente alla pesca, mentre con la mano sinistra si tiene il mento e col mignolo sinistro tiene il tempo del jazzista. Attorno alla tazza, in piedi come piccoli soldati, stanno una decina scarsa di roccheti colorati: dal bianco al nero, dal rosso al verde, dal giallo all'azzurro. Tanti piccoli fili di lana posizionati lì senza alcun perché. Talvolta la donna marrone ne raccoglie uno e sembra farci un nodo, un piccolo nodo, molto molto stretto. Poi lo rimette nella sua posizione originale e ritorna col pugnetto sotto al mento ad ascoltare la musica.
Ecco! L'avete vista? Certo! Anche se nella vostra immaginazione, dovete averla vista! Guardate attentamente! Ora sta per prendere il rocchetto viola! Tak! Velocissima! Ha preso in mano il filo, lo ha attorcigliato e ci ha fatto il nodo.
Ma perché lo fa? Mi spiegate il motivo per cui una donna, in mezzo ad un bar di questo tipo dovrebbe mettersi a fare nodi su diversi rocchetti colorati? Mi rifiuto di ascoltare la vostra banale risposta che riporta a pazzia, antistress o voglia di dare fastidio agli altri avventori del bar con uno stupido giochetto psicologico. No, no! E' troppo facile! Ci deve essere qualcos'altro... qualcos'altro...
Ed eccola, improvvisa! Si alza di scatto, butta di getto tutti i rocchetti in una brutta borsa color castagna e ad ampie falcate si dirige verso la mia direzione. Butto il naso nel cognac per non farmi notare. Bevo a piccoli sorsi mentre la sento passare dietro di me. Riesco a scorgerla con un leggero sforzo: in piedi si nota che non è una donna bellissima, il naso troppo grosso, la vita fin troppo magra, il seno troppo scarso, la pelle troppo bianca in netto contrasto col suo marrone. Sento i tintinnare della porta d'ingresso ed è fuori!
Siete contenti ora? Sono qua con un cognac e una storia da raccontare su di una donna che gioca coi fili di lana a parlare col nulla. Probabilmente il matto sono io... che cosa? Sotto il tavolo? Un rocchetto color verde? Ehy! Buona vista, non l'avevo notato. Allora ci tenete a me!
Mi dirigo verso il tavolo ove era seduta la donna in marrone, la coppietta impegnata a filtrare mi ignora completamente, stranamente la ragazza volgare mi sorride sotto ad una nuova serie di lacrime. Ricambio il sorriso con un altro sorriso, ma continuo a dirigermi verso il rocchetto verde. Scusatemi, ma gentilezza e curiosità sono parole che fanno rima con la mia persona. Raccolgo finalmente il rocchetto verde, me lo metto in tasca e guardo verso la ragazza, che in effetti non è così volgare ma alquanto carina. Niente! Si è già immersa col suo cellulare a scrivere un poema verso la sua amica del cuore, potrebbe averne per trenta secondi quanto per due ore e mezza. Inutile aspettare.
Torno nella mia postazione presso il bancone ed esamino finalmente il rocchetto. E' a ciambella, all'interno del buco c'è un messaggio con su scritto: "Speranza". Conto i nodi che ci sono su tutto lo spago, perdo il conto una ventina di volta ma alla fine arrivo a quota quarantasei.
Qualche idea? Qualche suggerimento? Nessuno?
E vabbè! Ci faccio un nodo! Magari ci verrà in mente in futuro.

Lascio il locale col rocchetto in tasca.
Verde.
Quarantasei. 
"Speranza". 
Mai avuto un mal di testa come oggi.


lunedì 14 maggio 2012

Elevato alla Currents

Una  delle cose che mi piace è garantire ai miei lettori la migliore comodità possibile per leggere il mio blog (ma anche quello degli altri). Per questo motivo volevo avvertirvi che ho integrato "Elevato alla 134°" con Google Currents. Dal seguente link potrete iscrivervi ai feeds per Google Currents:


Elevato alla 134° su Google Current a sua volta su Galaxy Tab. 10.1

Google Currents è un potente lettore feed per tablet / iPad / smartphone / iPhone molto elegante e che garantisce una lettura da schermo non fastidiosa e per niente pesante. Se siete utenti che seguono numerosi blog o siti d'informazione, se avete a portata di mano uno degli strumenti di lettura sopra citati e se volete una buona alternativa all'ottimo Flipboard (che per ora non c'è su Android) vi consiglio di provarlo almeno una volta.
Qua il link per il download dal Google Play (il mercato di Google): 


domenica 13 maggio 2012

Vita teatrale

L'autore di questo blog che fa disegni a caso su di un foglio
mentre una donna guarda lontano.
Creiamo un piccolo angolo di psicologia spiccia che più spiccia non si può in maniera tale che qualcuno si fa quattro risate e possa dire frasi retoriche come: "Cavolo! Anch'io ho sempre avuto questa sensazione!".

Uno dei giochi psicologici che spesso mi ritrovo a fare con me stesso è quello di chiedermi quanto di teatrale la mia vita ha. Sono io il protagonista della mia vita? Chi è il mio antagonista? Nella vita del buon Sempronio io sono uno dei personaggi principali oppure una mera comparsa sullo sfondo?
Quando alle medie frequentai le lezioni di musica, il mio insegnante mi spiegò la differenza fra i vari partecipanti della tragedia / commedia / opera / racconto che pubblichi su Internet e che non finisci solo per dare fastidio ai tuoi lettori:
Deus ex Machina secondo Google
  • c'è il protagonista: è colui per un motivo o per l'altro gli vuoi bene perché in fondo ti ci identifichi. Solitamente è un personaggio buono che più buono non si può, ma non mancano gli anti-eroi che prendono il ruolo da protagonista. 
  • c'è l'antagonista: il personaggio che odia il protagonista da motivi che vanno dalla donna amata al fatto che il protagonista non gli ha lasciato il lato pulito del marciapiede (stramaledetto Don Cristoforo). In questa categoria novantanove casi su cento ti ritrovi solo personaggi malvagi e dall'istinto iper-carismatico. Come non si può non fare il tifo per Rasputin in Anastasia o per Jafar in Aladin? Ed inoltre spesso nei cartoni Disney hanno anche la canzone più bella.
  • c'è la deuteragonista: che secondo il dizionario di "Corriere.it" è il personaggio di spicco che accompagna l'eroe, ma che per il sottoscritto è sempre la ragazza contesa fra il protagonista e l'antagonista. Poi effettivamente c'è quel trittico d'amore fra Frodo / Sam / Sauron che non spiace. Però vabbè!
  • c'è il deus ex machina: che è l'individuo (o l'oggetto) che muta i destini delle persone. In questa categoria ci può benissimo stare il classico manipolatore nell'ombra che tira i fili di tutti i personaggi solo per il gusto di farlo come il buffone di corte che clicca il pulsante dell'apocalisse il giorno prima dell'arrivo dei signori dell'apocalisse (con la crisi pre-lavorativa che ne consegue).
  • i personaggi secondari: quelli che conosci, ci vuoi bene ma sono solo stereotipi di se stessi. Non hanno carattere a parte il ruolo che gli è stato dato. Se uno è un calzolaio non lo vedrai fare bungee-jumping dall'empire state building con la colonna sonora di Heidi, no! Sarà sempre un calzolaio e farà scarpe ventiquattro ore su ventiquattro. Già vederlo dormire potrebbe essere cosa che arreca stupore.
  • le comparse: coloro che proprio non conosci, li vedi, magari ci lavori assieme, ma non te frega assolutamente niente se morissero domani. Un po' come i soldati incoraggiati da Aragon prima di essere trasformati in carne da macello contro gli orchi. 

Tutti questi ruoli, con un po' di fantasia e voglia di farsi del male, si possono ributtare nella vita reale chiedendosi quanto si è protagonisti del proprio destino. Ci si può chiedere se si è antagonisti e quanto in fondo sia facile essere un personaggio secondario per le altre persone.
Se facciamo un rapido ragionamento ci rendiamo conto che la categoria delle comparse è enorme, in fondo la cassiera del Netto (supermercato danese) è una comparsa (per quanto possa essere gnocca) e quindi non ce ne curiamo neanche di striscio.
Ci si può facilmente rendere conto poi che rispetto a molti, siamo solo personaggi secondari pieni di stereotipi; personalmente ho sempre un po' di paura di dire che sono italiano e che studio matematica perché equivale a crearsi un personaggio stereotipato nel giro di... uhm... trenta secondi netti? Sentirsi formarsi attorno a te stessi l'aurea di terrore della matematica con frasi di convenienza come: "Oooh! Matematica! Ma è difficile!" non è granché bello.
Il deus ex machina è il ruolo più facile da prendersi fra il quartetto di grande successo: basta avere spirito d'iniziativa e lo si può diventare. Organizza un uscita fra amici, diventa un deejay per una serata, suona in mezzo ad un pubblico, metti in campo una squadretta di calcio, crea una conferenza, proponi un musical per le vie della tua città e sarai diventato il deus ex machina della situazione! Con quanto ne consegue (della serie se te, lettore, organizzi una festa con soli uomini non stupirti se dopo i tuoi amici ti vengono a prendere a mazzate).
Gli altri tre ruoli sono più personali e vanno a comprendere sentimenti, relazioni, situazioni sociali, razzismi, visioni religiose, aiuti spirituali, azioni lavorative, ecc... ecc... con tutto il dramma che ne può conseguire.
Cito alcuni eventi che potrebbero capitare.

Evento 1

Deuteragonista: Oh Armando! Ti amo!
Protagonista: Oh Giuditta! Anch'io!
Deuteragonista: Oh Armando! Ti adoro!
Protagonista: Oh Giuditta! Anch'io!
Deuteragonista: Oh Armando! Io Sono incinta!
Protagonista: Oh Giuditta! Anch'io!
[suspence]

Evento 2

Protagonista: Gesbumbarda è mia! Non la avrai! MAI!
Antagonista: Sbagli! Gesbumbarda è mia! Sei tu che non l'avrai mai!
Deuteragonista: Umberto! Ambrogio! Non lottate per me! 
[Umberto e Ambrogio accettano il consiglio e si sposano fra di loro]

Evento 3

Protagonista: Antonia! Non posso sposarti perché io sono tua mamma!
Deuteragonista: Mamma!!!
Antagonista: Antonia! Non posso sposarti nemmeno io perché sono tuo papà!
Deuteragonista: Papà!!!
[Si, sono sempre Umberto e Ambrogio]

E voi in che rapporti siete con gli altri? Siete protagonisti? Antagonisti? Gesbumbarda?
Riflettete miei cari lettori. Riflettete.